Non ti fidar di un bacio a mezzanotte


Giustizia a orologeria, ma Fazio e Fiorani non potevano essere più prudenti?

di Paolo Madron – PANORAMA 28/7/2005

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Con le mezze stagioni e le farfalle, sono scomparsi anche i potenti di una volta. Quelli, come Eugenio Cefis, che avendo l’ossessione di essere spiati spiavano a loro volta, infarcendo di microfoni gli ascensori e le toilette dell’ottocentesco palazzo della Montedison.
O quelli alla Enrico Cuccia, che per non correre rischi non parlavano neanche con se stessi, e quando scrivevano usavano la matita per non lasciare tracce indelebili. I potenti di oggi, invece, peccano sì d’arroganza, ma molto più d’ingenuità.

Altrimenti non si spiegherebbe che sulla più delicata e controversa questione bancaria dei nostri giorni, i destini dell’Antonveneta, Antonio Fazio e Gianpiero Fiorani usino il telefono, o il telefonino, per scambiarsi segreti e affettuosi convenevoli: «Ho messo adesso la firma» (Fazio sull’autorizzazione all’opa della Popolare di Lodi), «Sono commosso, ho la pelle d’oca» (Fiorani al governatore), che risponde: «Vieni domani, ma passa come al solito da dietro».
«Grazie, ti darei un bacio sulla fronte».

Un bacio sulla fronte al governatore? All’austero, ieratico, istituzionale garante della stabilità bancaria? Come si permette il pur gioviale capo della popolare lodigiana? Se mai al governatore gli si bacia deferente la mano, o l’anello.
Il problema, visti i tempi, è che certe cose bisognerebbe dirsele in privato, e possibilmente in un luogo aperto, si scelga un parco o una piazza. Se si parla al telefono, è buona precauzione farlo in codice. «Birra e salcicce» avrebbe potuto dire Fazio nella sua chiamata notturna emulando il grande Totò per significare che sull’opa della Lodi aveva messo il via libera.
«Il mio piatto preferito» poteva essere la risposta con ammicco di Fiorani.

Invece è tutto un aumma, aumma, a tre – perché vi partecipa anche la moglie di Fazio – per giunta infarcito di nomi: Gennaro, Gigi, anzi don Gigi (inopinatamente scambiato dagli esegeti dell’intercettazione per il senatore Grillo, invece è Luigi Ginami, il prete confessore del governatore più volte gustosamente tirato in ballo da Dagospia). Insomma, più che una trama tra potenti l’immagine che ne deriva è quella di un inciucio strapaesano tra amiconi del bar che l’hanno organizzata grossa.

Nel merito poi, Fazio, Fiorani e i giornali che legittimamente li sostengono hanno ragioni da vendere a biasimare la giustizia a orologeria, che guarda caso si lascia scappare brandelli di indagine alla vigilia di un’assemblea cruciale per la contesa popolare del Nord-Est. Ma anche qui, cosa si aspettavano «ho firmato» e «bacio sulla fronte»? Che i poteri forti stessero inopinatamente a guardarli mentre allegramente intrecciavano la loro liaison?

Sul chi vive il governatore avrebbe dovuto mettersi dal giorno in cui quelli di Abn Amro, pretendenti dell’Antonveneta, avevano affidato a Guido Rossi il compito di difendere i loro diritti calpestati, è convinzione degli olandesi e anche nostra, da una Banca d’Italia che invece di fare l’arbitro si comportava da giocatore.
Forse il governatore, avendo poca dimestichezza e qualche antipatia per le vicende meneghine, ignora il rapporto che esiste tra l’ex presidente della Consob e la procura di Milano?
E ignorava anche che il più prestigioso avvocato che alligna all’ombra della Madonnina era stato ingaggiato da Cesare Geronzi perché lo difendesse dalle accuse di bancarotta preferenziale nelle vicende di Cirio e Parmalat?

Se di ignoranza si tratta, è imperdonabile. Se di presunzione, presunzione di essere lui il più forte, ancora peggio.
Sta di fatto che Guido Rossi e il presidente di Capitalia, che al governatore gliel’ha giurata per avere sostenuto Fiorani mettendolo in imbarazzo con gli olandesi, che pure sono suoi soci, non ci hanno messo molto a montare una poderosa opera di interdizione.
Forse Fazio avrebbe dovuto ricordarsi del dilemma di Francesco Cossiga, di quando sornionamente il presidente emerito si chiedeva se fosse il governatore a sostenere Geronzi, o viceversa. Ebbene, la riposta non ha tardato ad arrivare.
«Stregone di Alvito», così picchiando duro con le parole Diego Della Valle ha apostrofato Fazio nella sua ultima invettiva.
Ma più che la parte dello stregone, nella fattispecie il più illustre cittadino del paesino ciociaro recita quella dello sprovveduto.

LE INTERCETTAZIONI SU FAZIO AI PM DI ROMA
Quel “ho firmato” e “ti bacerei in fronte” come prova del presunto legame tra Bpi e il governatore

La procura di Roma acquisirà dai pm di Milano che indagano sulla scalata ad Antonveneta le intercettazioni nelle quali si riferiscono colloqui tra il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio e alcuni indagati, in particolare con Giampiero Fiorani presidente della Bpi ex popolare di Lodi.
Si tratta di intercettazioni che proverebbero il filo rosso che lega il patron di Bpi e il Governatore e in particolare come Bankitalia, nella vicenda della scalata alla banca padovana, abbia favorito la Banca popolare italiana guidata da Giampiero Fiorani.
E proprio la costruzione finanziaria messa in atto da Fiorani viene rimessa in discussione dai rovesci degli ultimi giorni: dal sequestro delle azioni dei «concertisti» frutto della scalata ad Antonveneta, insieme alla pubblicazione delle intercettazioni delle sue conversazioni con il governatore di Bankitalia, all’elezione, oggi, di un nuovo cda targato Abn Amro.
Con lo stesso Fiorani e con il presidente della ex Popolare di Lodi, Giovanni Benevento, nel registro degli indagati oggi è finito il responsabile della vigilanza di Bankitalia, Francesco Frasca, per il reato di abuso di ufficio.

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