L’Agip (cioé Eni) affossa Venezia per un po’ di gas


articolo di Hermes Pittelli © (pubblicato in Società&Politica, il 28 settembre 2009)

Nemmeno (il) Mose può salvare Venezia dalle acque.
Soprattutto, se una grossa mano targata Agip (cioé Eni) aiuta non solo la capitale del Veneto, ma tutte le preziose cittadine costiere della Laguna, a essere fagocitate dall’Alto Adriatico.
Ci risiamo. L’ingordigia delle multinazionali energetiche che operano nel campo degli idrocarburi non considerano la tutela ambientale e la salute dei cittadini parametri primari per scrivere un progetto di business sostenibile. In Italia, poi, la politica è spesso lieta di appoggiare più gli interessi di certi consigli d’amministrazione che quelli dei cittadini che pagano le tasse per vivere in un paese sano e governato con lungimiranza e giustizia.
L’Agip, è cosa risaputa, vorrebbe creare nuovi impianti metaniferi nell’Alto Adriatico. Scajola, ministro per le Attività produttive, naturalmente appoggia l’iniziativa a scatola chiusa. Per fortuna, il governatore veneto Galan fino ad oggi ha sempre indossato la corazza del paladino difensore dei più deboli, sbarrando la strada alle mire dell’Eni.
Eni sostiene che i giacimenti di gas presenti in Laguna costituiscano una formidabile riserva energetica per il fabbisogno italiano: circa 30 miliardi di metri cubi.
Detta così, sembrerebbe una quantità impressionante, ma non bisogna mai tralasciare di parametrare i dati alla realtà. Questo gas soddisferebbe il 40% del consumo energetico italiano di un anno.
Se poi si tiene conto che le estrazioni verrebbero spalmate nell’arco di un ventennio, la copertura energetica si ridurrebbe addirittura a 4 giorni all’anno. Un’inezia.
Un’inezia che però prelude a una minaccia letale per l’ecosistema lagunare e per il patrimonio storico e umano delle città della costa. Un pericolo chiamato subsidenza che aggiunto all’eustatismo rende molto probabile, pensando anche a fatti accaduti in passato, la possibilità che il mare sommerga completamente gli insediamenti umani dell’Alto Adriatico.

L’allarme giunge forte, chiaro e autorevole dal Comitato Difesa di Chioggia, da anni attivo nella difficile battaglia della tutela ambientale grazie all’instancabile opera dell’attivissimo presidente, l’ingegnere Giandomenico Tesserin. L’argomento è stato affrontato a Chioggia sabato 26 settembre (corrente anno) nel corso di un convegno aperto al pubblico al quale sono intervenuti relatori preparati e di chiara fama: tra gli altri, il Professor Gerardo Ortalli della direzione generale di ‘Italia Nostra’, il Professor Michele Boato, direttore della rivista ‘Gaia’ e veterano delle lotte in favore dell’ambiente e la Professoressa Maria Rita D’Orsogna, considerata ormai come sabbia negli occhi dalle multinazionali petrolifere, ma punta di diamante della resistenza civile contro gli sfregi alla Natura che comportano le attività estrattive.
Era stato invitato anche un dirigente tecnico dell’Eni, per consentire anche al cane a sei zampe di esporre eventuali ‘pro’ di questo progetto, ma di lui non si è avvistata nemmeno l’ombra.
Il comitato Difesa di Chioggia ha lanciato anche una raccolta firme:
Chiediamo che sia estesa anche al Golfo di Venezia la legge 9/91 art. 4 che vieta la ricerca e la coltivazione di giacimenti di idrocarburi nelle acque delle Isole Egadi, del Golfo di Napoli e del Golfo di Salerno.
Già nel 2002 era stato concesso tale riconoscimento. Allora tutte le Commissioni Tecniche, incaricate dal Governo e dalla Regione Veneto di studiare il progetto AGIP, avevano dichiarato all’unanimità che l’estrazione del metano avrebbe creato sicuramente subsidenza (abbassamento del terreno), che questa è irreversibile, che si produce a posteriori ed anche a distanza di qualche anno, che non esiste nessun sistema per impedirla e che il sistema proposto dall’AGIP, di immettere acqua nei giacimenti non è valido e non è mai stato applicato. Se ciò fosse possibile che ce lo dimostrino applicandolo nel Ravennate dove stanno facendo sparire le spiagge del litorale”.

Ma cos’è la subsidenza? Rispondo con la perfetta definizione del Professor Sebastiano Malamocco, geografo, presidente dell’Associazione patavina ‘
GeograficaMente‘: “Ogni movimento di abbassamento verticale della superficie terrestre, indipendentemente dalla causa che lo ha prodotto, dallo sviluppo areale e dall’evoluzione temporale del fenomeno, dalla velocità di spostamento del terreno e dalle alterazioni ambientali che ne conseguono.
L’abbassamento del suolo può essere legato a cause naturali, quali i processi tettonici, i movimenti isostatici e le trasformazioni chimico-fisiche (diagenesi) dei sedimenti per effetto del carico litostatico o dell’oscillazione del livello di falda. Inoltre alcuni aspetti dell’attività antropica possono influenzare in modo considerevole il fenomeno o addirittura determinarne l’innesco
”.

Dunque, l’attività antropica, cioè l’attività dell’uomo, è una delle cause principali del fenomeno che abbinato all’eustatismo, noto anche come abbassamento o innalzamento del livello dei mari (causato da glaciazioni o da scioglimento dei ghiacciai, nel nostro caso), sconsiglierebbe a rigor di logica e buon senso, di allestire pozzi metaniferi a 5 km dalla costa di Chioggia (e a 18 da quella di Venezia).
O disseminarne un numero imprecisato nel ristretto tratto di Alto Adriatico della Laguna Veneta.
Il gas metano, per tentare di illustrare in modo ancora più chiaro i rischi connessi alla sua estrazione, non è contenuto in una sacca della crosta terrestre paragonabile ad una camera d’aria, ma in una roccia chiamata ‘serbatoio’ con precise caratteristiche di porosità e permeabilità. Nel caso in questione, la roccia è composta soprattutto da sabbia e l’Eni sostiene che per ricompattare gli interstizi lasciati liberi dal volume del gas estratto, sarebbero sufficienti iniezioni d’acqua.
Peccato che la Storia delle estrazioni di metano nell’Adriatico suggeriscano scenari completamente diversi. Li rammenta con dovizia di documentazione e dati il Professor Boato.
Nel Ravennate, area idrogeologicamente meno complessa e sensibile della Laguna veneta, la presenza di pozzi offshore (cioè in alto mare) dagli anni ’70 (del 1900) in poi ha causato uno sprofondamento della superficie terrestre pari a 1,50 metri. Infatti, le spiagge del litorale sono state quasi completamente inghiottite dalle acque marine.
Le più elementari nozioni di idraulica prescrivono che l’emungimento (estrazioni di acqua da falde o di idrocarburi allo stato liquido o gassoso dalla crosta terrestre) dovrebbe avvenire “in condizioni idrogeologiche mediamente uniformi entro brevi distanze; localizzare il sito lontano da pozzi già esistenti, autostrade, ferrovie o insediamenti umani; l’acqua estratta non dovrebbe essere reimmessa in falda; la falda naturale dovrebbe avere gradienti bassi; buona accessibilità di operatori e macchinari; Dreno: spessore di 8–14cm, con ghiaie pulite e arrotondate; ecc.”.

Eni assicura che le estrazioni di metano non comporterebbero disagi di alcun genere e tenta di dimostrare questa tesi con modelli matematici. Trascurabile particolare, il modello matematico è un calcolo probabilistico che dipende dai parametri e dai dati teorici scelti arbitrariamente da chi lo configura. Lo stesso Professor Chierici (esperto dell’Agip) ammette che “i modelli matematici sono da considerarsi solo come un’informazione da utilizzare assieme ai dati riscontrati durante la gestione del giacimento”. In sostanza, privi di fondamento concreto.

L’alluvione del Polesine (dal latino pullum, terreno molle) del 1951 è ascrivibile alle estrazioni indiscriminate di gas metano; tanto che già negli anni ’60 la subsidenza nell’area aveva raggiunto il livello record di 3,50 metri. Poi, qualcuno ha capito che forse era il caso di smetterla con le estrazioni. Intanto, erano stati cancellati cascinali, mandrie, coltivazioni, campi fertili ridotti a paludi, distrutte barriere a mare e argini del Po, annientate vite umane e storie e tradizioni antichissime.
Nelle Marche nel 1972 e poi nel 1997 si sono verificati terremoti che hanno sconvolto l’intera regione; e anche pochi giorni fa il sismografo ha fatto registrare una forte scossa, la più potente da 10 anni a questa parte. La presenza di attività petrolchimiche ed estrattive può essere correlata ai fenomeni sismici? In aree fortemente sismiche e idrogeologicamente complesse forare la crosta terrestre può causare terremoti? La scienza a livello mondiale dice sì, è così.
Pensiamo anche a New Orleans, all’uragano Katrina: la forza devastante del fenomeno naturale avrebbe avuto lo stesso impatto se in quell’area non ci fossero state manipolazioni antropiche (cementificazione, disboscamento, speculazione edilizia) tali da innescare una gravissima subsidenza?

La Professoressa D’Orsogna, evidenzia ancora una volta che non solo la subsidenza, ma anche l’utilizzo di fanghi chimici (la cui composizione è coperta da segreto industriale) rischia di compromettere l’equilibrio e l’integrità dell’ecosistema marino. Molti componenti chimici utilizzati per lubrificare le trivelle sono altamente tossici e cancerogeni; rischiano quindi di insinuarsi nella catena alimentare attraverso il bioaccumulo ittico e di terminare la loro corsa sulle nostre tavole e nei nostri organismi.
Altro fattore causato da subsidenza ed eustatismo, è il cuneo salino, ovvero l’invadenza del mare nei tratti finali dei fiumi: l’aumento di salinità, elementare Watson, sconvolge il naturale equilibrio dell’ecosistema fluviale.
Negli Stati Uniti, l’unico stato dove sono permesse le trivellazioni è il Texas, ma nessuno ci si reca per turismo e chi ci vive, petrolieri a parte, è infelice.
Le trivellazioni sulla terraferma sono vietate dall’inizio degli anni ’70 (sempre del 1900) e quelle ‘off-shore’ devono rispettare un limite rigoroso e non barattabile: almeno 160 km dalla costa.
All’Università di Los Angeles dove insegna la Professoressa D’Orsogna, i colleghi americani chiedono con sgomento: “Ma voi italiani siete pazzi? A chi può venire in mente di mettere a rischio Venezia e la Laguna, un patrimonio storico, artistico, architettonico unico al mondo per un po’ di gas?”.

Già, ma noi italiani siamo pazzi?
Il resto del pianeta non riesce proprio a capirci…

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