Statisti per niente, estetisti per tutto


Il cognato, Anemone e l’appalto per gli Uffizi all’ingegnere-coiffeur

Bondi lo scelse come direttore del restauro – dal Corriere del 9 maggio 2010

ROMA – Intrecci di società, consulenze, nomine ministeriali. Le nuove carte dell’inchiesta sugli appalti dei Grandi eventi raccontano la carriera del cognato di Guido Bertolaso, Francesco Piermarini, 52 anni, svelano i suoi rapporti con Diego Anemone. E soprattutto ricostruiscono l’ascesa di Riccardo Miccichè, 36 anni, che con lui ebbe l’incarico di «rappresentante della struttura» al G8 de La Maddalena. Risulta essere ingegnere, ma nel suo curriculum c’è la partecipazione alla società Modu’s Atelier «che ha come oggetto l’attività di parrucchiere per uomo, donna e bambino». Eppure, dopo aver seguito i lavori in Sardegna, ha ottenuto un altro incarico prestigioso: il 22 dicembre scorso il ministro ai Beni culturali Sandro Bondi lo ha nominato «direttore dei lavori» per il restauro degli Uffizi con un costo di 29 milioni e mezzo di euro. Non è l’unica «anomalia» denunciata nell’informativa dei carabinieri del Ros. Il fratello di Miccichè è infatti responsabile tecnico dell’impresa Giusylenia «inserita in un contesto criminale finalizzato alla gestione dei lavori pubblici» e collegata in passato a Bernardo Provenzano. La moglie del capo della Protezione civile Gloria Piermarini non è dunque l’unica ad aver beneficiato degli incarichi di Anemone. Gli investigatori stano cercando di ricostruire eventuali altri legami con il costruttore accusato di essere ai vertici della «cricca». E vogliono anche scoprire in base a quali criteri Miccichè abbia ottenuto due nomine di tale prestigio. In precedenza era stato soltanto «unico componente del consiglio di amministrazione della società “Erbe medicinali Sicilia srl”, specializzata nella preparazione dei terreni per la coltivazione delle erbe e piante officinali». […segue]

Mi ricordo di altri estetisti venuti alla ribalta…

Storia di una banca, la banca Rasini, che è alle spalle dei successi imprenditoriali di Mr b, che era la banca dove lavorava il padre di Mr b, Luigi – era direttore generale con potere di firma. La stessa banca che di volta in volta veniva etichettata come Vatican Bank, Banca della Mafia o Banca di Andreotti.

Bene, questa banca viene acquisita da BPL, Banca Popolare di Lodi, di Giuseppe Fiorani, proprio nel 1992. L’articolo di Repubblica è datato 20 Agosto. Un mese dopo Via D’Amelio. Questo passaggio di mano era al centro della trattativa stato-mafia?

* Dossier Banca Rasini

Ed è una calda giornata di agosto del 1998 quando la quiete della Banca Popolare di Lodi viene turbata da una visita inattesa. Un gruppo di uomini della Dia venuti da Palermo chiedono di vedere gli archivi della Banca Rasini (non è mai troppo tardi, diceva il maestro Manzi). Cercano su incarico del pool antimafia, nell’ambito dell’inchiesta a carico di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri (inchiesta poi archiviata per Berlusconi, ma proseguita fino alla condanna per Dell’Utri) per concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro della mafia, i conti correnti di Silvio Berlusconi e tutta la documentazione relativa alle 25 “Holding Italiana” che custodiscono il capitale della Fininvest. I pm Antonio Ingroia e Nico Gozzo hanno spedito la Dia a Milano per ricostruire i finanziamenti alle Holding Italiana a cavallo tra gli anni 70 e 80, quando il finanziere Filippo Alberto Rapisarda, ex amico e poi accusatore di Dell’Utri, fa risalire i presunti investimenti miliardari del capo della mafia Stefano Bontade nell’avventura televisiva di Berlusconi.

Alla richiesta di vedere le carte della Rasini l’ufficio legale della Popolare di Lodi cade, o finge di cadere, dalle nuvole: “Della Rasini e dei conti Fininvest non ci risulta nulla”. A quel punto il consulente della Procura Francesco Giuffrida, vicedirettore della Banca d’Italia a Palermo, tira fuori un estratto conto dimostrante l’esistenza di alcuni conti correnti intestati a Berlusconi o riferibili alla Fininvest presso la Rasini. A qualcuno dei banchieri lodigiani finalmente torna un pochino di memoria: “Ci deve essere un archivista in pensione che sa qualcosa”. Trovato l’archivista, visita con agenti e consulente all’ultimo piano della banca, dove si trovano gli archivi della Rasini, che sono sotto voci alquanto fantasiose, come ad esempio, parrucchiere, estetista e simili. E qui salta fuori almeno una parte di quello che gli inquirenti cercavano: la documentazione delle Holding Italiana. Si scopre che le Holding non sono 25, ma 38. Si scopre anche un patrimonio parallele di Berlusconi: 105 libretti al portatore accesi presso il Monte dei Paschi di Siena, la Banca Popolare di Abbiategrasso, la Comit e la solita Rasini. Tra l’88 e il ’95 i libretti, materialmente in possesso di Giuseppino Scabini (che amministra il patrimonio personale di Berlusconi), registrano movimentazioni per 130 miliardi in entrata e126 in uscita.

Purtroppo gli archivi sono ampiamente incompleti, con la conseguenza che la Dia e il consulente Giuffrida dovranno arrendersi di fronte alla anomalia di vari finanziamenti, non riuscendo a ricostruire la provenienza di almeno 113 miliardi di lire negli anni 70, una quarantina dei quali addirittura in contanti. Colpa, diranno i pm al processo Dell’Utri, della condotta poco collaborativi della Bpl. Ma non solo di questa banca, ma anche dell’altra banca con cui la prima Fininvest condusse gran parte delle sue operazioni: la Bnl, tramite le fiduciarie Saf e Servizio Italia e la sua banca d’affari a medio termine, la Efibanca, quella che abbiamo già visto. La teste “Alfa”, Stefania Ariosto, racconta che Cesare Previti le parlò di “fondi illimitati” a disposizione di Berlusconi presso Efibanca per corrompere i giudici romani. E l’Efibanca finisce nel 1999, guarda un po’, pure lei nella Banca Popolare di Lodi del rag. Gian Piero Fiorani.

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