24 maggio 1111 – Quando Milano distrusse Lodi


“Lodi, gloria romana adottata dal Barbarossa. Il primo nome della città fu «Laus Pompeia». Distrutta dalla rivale Milano, fu ricostruita grazie all’ imperatore Federico

dall’archivio del Corriere della Sera del 30 giugno 2002

[…] Il professor Caretta racconta che Milano non era la sola a detestare l’ industriosa e prosperosa Pompeia. Volevano la sua fine anche Pavia, Piacenza e Cremona che, insieme a Milano, la circondavano: erano città costruite sui fiumi, uniche vie del loro commercio verso l’ Adriatico, che inevitabilmente toccavano anche il Lambro, e agli attuali lodigiani dovevano pagare le tasse per il transito delle merci. L’ indispettita Milano fece allora guerra a Pompeia, durò quattro anni. Il 24 maggio del 1111 riuscì a occuparla e la distrusse. Racconta accorato Caretta: «Fu una vendetta atroce. Tagliò tutti gli alberi, saccheggiò le messi, si portò via le pietre angolari delle torri, incendiò le case, il municipio, le chiese. In punto di morte, il vescovo di Milano Anderico confessò all’ abate Alberto di aver appiccato con le sue stesse mani l’ incendio all’ abbazia di san Pietro e al suo monastero. Tentò di rubare le reliquie del patrono Bassiano, per privarla della protezione divina. Uccise tutti i bambini e i giovani maschi, perché la stirpe di Laus Pompeia si estinguesse per sempre: e dal momento che un uomo diventava cittadino solo se aveva armi per salire a difendere le mura, rase al suolo le belle mura romane, riducendo i suoi abitanti a bifolchi che non avevano neppure il diritto di riunirsi in assemblea». Per 40 anni Pompeia si trascinò ai piedi di Milano, umiliatissima. Poi, si riprese. Per non provocare un’ altra vendetta dei milanesi, mandò i suoi ambasciatori a Costanza a chiedere la protezione di Federico Barbarossa. Approfittando dell’ assenza dall’ Italia dell’ imperatore, Milano tornò a distruggere la testarda nemica. Il 23 aprile 1158 le intimò la confisca dei beni e lo sgombero della città entro il tramonto. Il 24 aprile, Pompeia non esisteva più. Inizia, a questo punto, un grande gioco di potere. È il gioco di un imperatore che scende in Lombardia per dare una lezione ai milanesi e, per dispetto, ricostruisce la città: e Laude Novum, la chiamerà, Lodi Nuova. Si discosta infatti quasi otto chilometri dalla città distrutta. […]

vedi anche: http://www.nautilaus.com/crs/casalettomedio.htm

e http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Lodi

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