Diglielo tu, Francesco


CONTI IN SICUREZZA: DIZIONARIO E ARITMETICA 

di Francesco Daveri   27.09.2011    da LaVoce.info

Secondo il ministro dell’Economia i nostri conti sono in sicurezza. Lo erano dal 2009. Eppure, basta un po’ di aritmetica per indicare che il raggiungimento dell’equilibrio nei conti pubblici così come delineato dalla manovra estiva è fragile. Se arriva la recessione, la sicurezza dei conti richiederà azioni rapide e dunque andranno messi definitivamente in soffitta le esitazioni e i passi falsi dell’estate 2011.

Dopo l’operosa estate che lo ha portato a produrre ben tre manovre fiscali, il ministro dell’Economia è ritornato a parlare. E lo ha fatto risuscitando un’espressione ormai familiare nella politica italiana: con la manovra estiva l’Italia ha (o avrebbe) “messo i conti in sicurezza”. Siccome si tratta di una frase già usata con frequenza dal 2009 ad oggi, vale la pena di provare a chiarire il significato preciso dell’espressione. Anche per farci quattro conti sopra e capire se e in che senso la manovra estiva abbia davvero messo i conti pubblici in sicurezza.

CONTI IN SICUREZZA: DIZIONARIO

Quando nel 2009 il Pil scese di cinque punti in un anno, Giulio Tremonti annunciò con una punta di orgoglio che i conti dell’Italia erano stati messi in sicurezza. E qui bisogna spiegare. Nel 2009 il deficit pubblico aumentò al 5,2 per cento dal 2,7 per cento del 2008. Ma come, si potrebbe dire, un ministro dell’Economia fa salire di due punti e mezzo il deficit in un solo anno e ancora ci viene a dire che ha messo in conti in sicurezza? A onor del vero, Tremonti non aveva tutti i torti. C’è infatti una regola non scritta che lega l’andamento dell’economia e il deficit pubblico: quando il Pil va male, i conti pubblici peggiorano. Se diminuisce il Pil, le entrate dello Stato – tutte: Iva, Irpef, imposte sulle società e anche i contributi sociali pagati dai lavoratori – diminuiscono. In più, nell’economia che va male, aumentano i poveri e i disoccupati (in Italia i cassintegrati) che diventano destinatari di assistenza sociale pagata con i soldi pubblici. Insomma, quando l’economia è in difficoltà, ci sono meno entrate e più uscite e quindi il deficit aumenta. Di quanto? Di circa mezzo punto per ogni punto perso di Pil. Siccome il Pil 2009 è sceso di cinque punti, ecco che automaticamente, senza alcun intervento di Tremonti, il deficit pubblico 2009 è aumentato di 2,5 punti per colpa del cattivo andamento dell’economia. Per questo, già nel 2009 il ministro si vantava di “aver messo i conti in sicurezza”: quando la Grande Recessione si è abbattuta sull’economia italiana, nonostante le pressioni della maggioranza e dell’opposizione, non ha allargato i cordoni della borsa più di quanto dettato dalla legislazione vigente.
Un buon padre di famiglia, però, non può preoccuparsi solo del conto economico, deve guardare anche al conto patrimoniale della famiglia. Deve cioè chiedersi se è prudente portarsi dietro un sacco di debiti sulle spalle in attesa di non si sa cosa: nel caso della “famiglia Italia”, 1900 miliardi, il 120 per cento del Pil. L’euro ci ha illuso che il debito potesse essere surgelato come era e che ormai potevamo collocare i nostri tanti debiti a tassi tedeschi. È stato così per i primi dieci anni della moneta unica. Ma poi è arrivata la crisi, i debiti di tutti gli Stati sovrani sono saliti e così anche il costo del debito, soprattutto per i paesi che ne hanno tanto. Con l’insorgere del rischio di default anche per l’Italia. E con ben poco di “messa in sicurezza” dei nostri conti pubblici. È in questo quadro che sono arrivate le manovre dell’estate 2011.

CONTI IN SICUREZZA: ARITMETICA

Dopo aver ricordato il dizionario della “messa in sicurezza”, possiamo chiederci se la manovra estiva l’abbia davvero realizzata per i conti pubblici dell’Italia, usando la tabella riassuntiva ricavata dalla Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza 2011 pubblicata dal ministero.

Dati in punti percentuali

2011

2012

2013

2014

 
Avanzo/Pil ( vuol dire deficit)

-3,8

-1,6

-0,1

+0,2

Avanzo primario/Pil

1,0

3,7

5,4

5,7

Interessi sul debito /Pil

4,8

5,3

5,5

5,5

Debito/Pil

120,6

119,5

116,4

112,6

 
Dati di scenario
Costo medio del debito

4,0

4,4

4,7

4,9

Crescita del Pil

0,7

0,6

0,9

1,2

Inflazione (*)

1,4

1,9

1,8

1,8

I dati della tabella confermano che nei prossimi anni (dal 2013) sarà finalmente raggiunto il pareggio di bilancio, il che porterà, con un Pil moderatamente crescente, a una riduzione del debito pubblico fino a 112,6 punti di Pil nel 2014. Se le manovre produrranno l’effetto sperato, il risultato sarà raggiunto nonostante un aumento del costo degli interessi sul debito pubblico (che saliranno da 4,8 a 5,5 punti di Pil) e grazie a un avanzo primario – l’eccedenza delle entrate sulle spese vive dello Stato – crescente nel tempo e pari a ben 5,5 punti percentuali nel 2013. Come si vede nella tabella, i risultati elencati sono compatibili con un rallentamento della crescita del Pil sotto l’1 per cento e in presenza di un’inflazione non lontana dal 2 per cento.
Fino a qui tutto bene. La tabella descrive un quadro di sostenibilità: deficit azzerato e debito in calo. Conti in sicurezza. Però i tassi di interesse sul debito sono decisi dai mercati finanziari e la crescita economica è solo imperfettamente influenzata dall’azione governativa.
E qui un buon padre di famiglia qualche domanda sulle variabili di scenario se la deve fare. Ad esempio, cosa succederebbe alla dinamica del debito se l’Italia – a causa degli aumenti di tasse della manovra 2011 e delle politiche restrittive adottate negli altri paesi europei – entrasse in recessione nel 2012? L’aritmetica dice che con una crescita del Pil azzerata (Fondo monetario e Ocse prevedono un +0,3, non +0,6 per cento per il 2012) e un tasso di inflazione di un punto e mezzo come nel 2011, la riduzione del debito 2012 sarebbe virtualmente azzerata, invece di diminuire di un punto e mezzo. Se poi la recessione fosse più grave (diciamo con un Pil a -1 per cento), con annesso azzeramento dell’inflazione, il debito pubblico 2012 tornerebbe, in assenza di ulteriori manovre correttive, ad aumentare di quasi due punti, nell’ipotesi che la manovra porti davvero le nuove risorse fiscali, compreso quelle difficili da calcolare della lotta anti-evasione. Meglio ci andrebbe se la recessione fosse rinviata al 2013: a quel punto, l’aggiustamento fiscale avrebbe un anno di tempo per far diminuire il debito e la dinamica del debito sarebbe dunque un po’ più favorevole perché l’effetto valanga sarebbe più piccolo.
La poca crescita e la relativamente elevata inflazione previste per il 2012 e per gli anni a venire nella tabella sono dunque cruciali nel determinare la “sicurezza” dei conti dell’Italia. I dati dicono in definitiva una cosa sola: di fronte a un eventuale rapido peggioramento della situazione economica, per mettere davvero “in sicurezza” i conti, sarà importante agire in fretta, mettendo le esitazioni e i passi falsi dell’estate 2011 rapidamente, e definitivamente, in soffitta.

Innovazione cercasi. Il problema italiano. Recensione del Sole 24Ore del libro (ed. 2006) 

Francesco Daveri e la sua analisi – Incontri da Radio 24 – intervista radio di G.Fabi

Francesco Daveri – Scheda Autore da LaVoce.Info

L’ARITMETICA DELLO SPREAD E DEL DEBITO A VALANGA di Francesco Daveri 03.08.2011 da LaVoceInfo

Primo giorno di scuola

Primo giorno di scuola. Quale futuro?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...