TOT E METABU’ (*)


PERCHE’ BISOGNA PRENDERLA CON FILOSOFIA:

Il giallo della telefonata con Bechis. Crosetto ammette: «Ero io».  – dal Corriere.it

«A Silvio non l’ ho detto. Gli voglio bene» Gabriella Carlucci: un passo indietro . – dal Corriere.it

Quindi ripropongo un vecchio post …(14/10/09)

totemetabù

 

da una recensione di Marzio Valdambrini.

Di tutti i libri di Freud, questo è quello che creò più scandalo al momento della sua apparizione, nell’Europa di primo Novecento. Sarebbe stato il primo di una serie d’altri studi freudiani su temi religiosi: in proposito, sono da ricordare Mosé e il monoteismo, e L’avvenire di un’illusione. Le tesi che qui il fondatore della psicanalisi avanza sono originali e rivoluzionarie. Lo scienziato freud applica le sue scoperte sui meccanismi dell’ inconscio al fenomeno della religione. Come è possibile la religione? Da dove deriva il sentimento di sottomissione che lega gli uomini all’idea di un Dio, e anche la compartecipazione della comunità nel sentimento di devozione, dunque il fenomeno del culto collettivo?

Freud non si tira indietro, di fronte ai quesiti che pure erano rimasti sempre aperti e già si erano posti altri intellettuali prima di lui (basti pensare al grande, e purtroppo dimenticato, Robertson Smith).

Il sentimento di colpa che contrassegna la psicologia del credente, che è un eterno penitente che deve scontare le conseguenze di una colpa atavica, è rintracciato dallo scienziato nell’interiorizzazione profonda e psichica di un evento primordiale, un evento violento e potente che avrebbe impresso la psiche dell’intera umanità. Insomma, dietro al fenomeno della religione sta il segreto del tabù. Il tabù è un evento “rimosso”, ossia un residuo che la coscienza – individuale e pure collettiva della comunità – ha deliberatamente abbandonato. Perché questo? Perché solo con tale rimozione è stato possibile riprendere una vita normale, e mantenere l’unità della comunità. Abolendo il ricordo di tale violenza primordiale (mantenendone però la traccia nel sentimento di penitenza che le è seguito) gli uomini hanno potuto erigere una comunità, che è perciò una comunità costituita da uomini affraternati nella colpa da espiare. Questo è ciò che tiene unita e coesa la società.

La società che precedeva tale evento, illustra Freud, era una società retta da leggi di pura necessità individuale, in cui vigeva la legge del più forte, ossia la legge di natura. Non vi era cultura, ma solo l’adempimento degli istinti primari dell’esistenza che detta la natura.

Vi sarebbe stato un uomo potente primordiale, caratterizzato da Freud come uno scimmione, che aveva il controllo delle femmine e delle risorse naturali, che a seconda dei suoi capricci elargiva ai figli e agli altri membri della comunità che, più o meno precariamente, intorno a lui si sosteneva. I sottoposti si sarebbero coalizzati per rompere il giogo che li vincolava al suo potere e al suo arbitrio. Con ciò i figli e gli altri accoliti avrebbero congiurato contro di lui: lo avrebbero ucciso, fatto a pezzi e divorato.

Ma da qui scaturì l’anarchia. Non vi sarebbe stato più un potere più forte in grado di controllare i desideri e gli istinti di tutti gli individui, e così sarebbe seguita una fase di lotta di tutti contro tutti, per il dominio delle femmine e delle risorse. Perciò, a un certo punto, si sarebbe iniziato a rimpiangere l’assenza di questo padre-padrone. Gli individui si sarebbero perciò raccolti in un gruppo, una comunità primitiva, che avrebbe istituito il culto del padre-padrone assassinato, e in nome di questo si sarebbe celebrato un rito, con cui tutti avrebbero partecipato con commozione alla memoria di questo capo estinto.

Tuttavia, la devozione del culto doveva entrare in evidente contraddizione col fatto che lo scimmione era stato ucciso dagli stessi figli e accoliti che avevano prima soggiaciuto al suo dominio. Questa contraddizione, per rendere possibile davvero e sopportabile la condizione di rimpianto in cui tutto era a quel punto possibile, doveva necessitare l’occultamento dell’evento drammatico della barbara uccisione.

Perciò fu stabilito il tabù, nella sua forma totemica. Il totem è la rappresentazione di un culto, ma anche il segno di una legge istituita.

Freud, con la sua lettura che ha subito gli attacchi di critici di varia provenienza – non solo dalle sfere ecclesiali ma anche dagli storici e dagli antropologi, che osservano l’assenza di reperti materiali su cui Freud possa fondare e provare la sua interpretazione – ha aperto uno spazio per la riflessione di tanti intellettuali contemporanei, che hanno con ciò iniziato a studiare i possibili legami tra l’inconscio e la religione. Egli è stato dunque il padre della sociologia della religione, arricchendo con una prospettiva psicologica che però è priva di una connessione con la storia certificata e – forse – accertabile, e dunque di incerta autenticità. Si tratta, in ogni caso, di una prova di grande acume e intelligenza, anche se rimane sotto il dominio delle libere interpretazioni.

(un grazie a Gigi per avermi ricordato il libro…e anche un grazie a Marzio Valdambrini che mi ha contattato per la citazione, leggete qui le sue pagine… )

(*) In tutto questo c’è dietro una storia…

3 thoughts on “TOT E METABU’ (*)

  1. Ti ringrazio per aver citato la mia recensione. Se ricapita, potresti mica citare anche il link del sito da cui la trai? Grazie.

    marzio valdambrini

  2. Pingback: Il sole fonte di vita, ma attenti « STONEHENGE

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