iCub, il robot italiano


da Liquida.it

La vera star della tre giorni dedicata all’intelligenza artificiale e organizzata dal Science Museum di Londra è iCub, il robot “bambino” inventato dagli scienziati dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova. La kermesse, che si chiama Robotville ed è organizzata dagli Istituti di cultura nazionali dell’Unione Europea in collaborazione con il Programma per lo studio dei sistemi cognitivi e della robotica finanziata dalla Ue, ha messo insieme per la prima volta le avanguardie della robotica, con esempi applicati ai più diversi campi, dalla domestica alle esplorazioni ed agli impieghi civili fino ai robot umanoidi. Il “cucciolo” (questo il significato di cub in inglese) è stato scelto tra i 20 robot che meglio rappresentano l’innovazione nel campo, a conferma dell’eccellenza del nostro Paese in questo settore.

iCub – che è alto 104 centimetri per 22 kg di peso – è dotato di 53 motori in grado di fargli muovere la testa e di consentire azioni di presa e manipolazione precisa degli oggetti, oltre che di diverse telecamere per la riproduzione della vista, di microfoni per la ricezione dei suoni, di sensori inerziali che riproducono il senso dell’equilibrio, di sensori tattili per misurare l’interazione con l’ambiente. I video che lo mostrano all’opera sono impressionanti. Grazie allo sviluppo su piattaforma open source (sia per l’hardware che per il software), sono già più di 20 i laboratori nel mondo che utilizzano iCub per le loro ricerche.

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Come racconta il corrispondente della Stampa Andrea Malaguti nel suo blog, a rimanere senza parole davanti al “cucciolo robot” sono stati soprattutto i bambini, ai quali il papà di iCub – il professor Giorgio Metta- ha dedicato una lezione particolare: “ICub, per ora, ha imparato ad acchiappare le palline rosse. Ci devono essere almeno quattro computer che regolano le sue reazioni perché sia possibile. Ma lo fa. Bisogna fargli girare la pallina davanti agli occhi e lui la segue mentre rotea per aria. La guarda sul serio, la percepisce, poi allunga le mani – cinque dita, piene di sensori – e la stringe. Il primo passo verso l’infinito. I bambini ci diventano pazzi. Starebbero lì per ore. Anche se quando la guida del museo li guarda e gli chiede all’improvviso: vi piacerebbe che il vostro miglior amico fosse un robot? Quelli in coro rispondono: no. In coro. D’istinto. Una funzione che agli umanoidi per ora manca.”

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Ecco il robottino iCub, orgoglio dell’ingegneria italiana, con la cancelliera Merkel. L’ha riconosciuta e salutata con voce un po’ metallica, ma distinta: c-u-l-o-n-a-i-n-c-h-i-a-v-a-b-i-l-e.

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