Vaclav Havel, Il potere dei senza potere


Storia e foto di Václav Havel. da Il Post del 18/12/2011

Václav Havel è morto oggi a Praga all’età di 75 anni. Malato da tempo, l’ultimo presidente della Cecoslovacchia e il primo della Repubblica Ceca, era stato una figura chiave della dissidenza cecoslovacca contro il regime sovietico, culminata con la cosiddetta Rivoluzione di Velluto e il manifesto Charta 77 per i diritti umani.

Havel era nato a Praga il 5 ottobre 1936 ed è stato anche un importante intellettuale e drammaturgo ceco, con una grande passione per la letteratura e drammaturgia europee coltivata sin dall’adolescenza nella “Classe ’36”, un circolo letterario di minorenni avversi alla «pace dei cimiteri» del regime sovietico, come diceva Havel. Dopo la ribellione dei dissidenti cecoslovacchi alla Primavera di Praga del 1968, a cui seguì una dura repressione da parte dell’esercito sovietico, Havel divenne un vero e proprio attivista politico e un nemico ufficiale del governo di Praga, satellite di Mosca.

Havel venne bandito dal teatro e scontò anche diversi anni in carcere. In più venne constantemente spiato dal regime comunista in Cecoslovacchia, come spiega lo stesso Havel in questo vecchio video in cui mostra la struttura da dove la polizia seguiva ogni suo passo anche in campagna: «Non è l’edificio che sognava Le Corbusier, sembra più adatto alle storie di George Orwell». Havel è stato il padre della cosiddetta Rivoluzione di Velluto, una lunga rivolta non violenta che, attraverso imponenti manifestazioni popolari durate cinque settimane, il 29 dicembre 1989 rovesciò il regime comunista cecoslovacco. Venne nominato presidente della Cecoslovacchia e nel giugno del 1990 ci furono le prime elezioni libere nel Paese dopo la caduta del governo satellite comunista. Durante la sua presidenza, la Cecoslovacchia si è divisa pacificamente nel 1993 in Repubblica Ceca e Slovacchia, una decisione che Havel non ha mai accettato fino in fondo.

Francesco RINALDINI: Vaclav Havel, «Il potere dei senza potere»  – da StoriaLibera.it

“Il potere dei senza potere”, che Havel ha terminato nell’ottobre del 1978, pochi mesi prima di essere arrestato pone la questione dei “dissidenti” e della capacità di cambiare veramente le cose, una riflessione sul carattere del potere nei sistemi socialisti dell’Europa orientale. […]

Il ruolo che l’ideologia svolge in questo sistema è determinante. Se le intenzioni della vita sono di esprimersi in modo variegato, libero, di costruire secondo la pluralità delle forme, il sistema post-totalitario esige e permette solo una grigia uniformità, il più rigido monolitismo. L’ideologia è chiamata a sanare questa frattura fra le intenzioni della vita e le intenzioni del sistema: ad essa è assegnato il compito di spacciare le intenzioni del sistema come quelle che servono la vita, che la rendono tale. L’ideologia costruisce un mondo dell’apparenza da cui i bisogni autentici della vita sono assenti: essa prende in considerazione l’uomo e i suoi bisogni solo per quanto ciò può contribuire alla realizzazione delle intenzioni del sistema.  Che cosa può rompere questo mondo dell’apparenza costruito dall’ideologia in cui tutti, dal dirigente del partito all’operaio hanno un ruolo preciso e un compito da svolgere?

L’emblematico protagonista del libro, un verduraio, un bel giorno decide di non esporre nella vetrina del negozio che gestisce, il cartello con lo slogan «Proletari di tutto il mondo unitevi!» uno dei tanti che compongono il panorama del mondo dell’apparenza. Egli, come tutti, ha esposto il cartello per anni: al di là del significato dello slogan, che gli è probabilmente del tutto estraneo, egli ha manifestato la sua fedeltà al mondo dell’apparenza, si è adattato alle circostanze. Così facendo ha posto la sua pietra per l’edificazione di quel mondo, egli stesso ne è divenuto cittadino a pieno titolo nell’unico modo possibile: mentendo. Il giorno in cui decide di non esporre più il cartello con lo slogan, il nostro personaggio compie un tentativo di vivere nella verità. Questo gesto scatena contro di lui una lunga serie di «punizioni»: perderà il posto di direttore del negozio e tornerà a fare l’operaio, molto probabilmente i figli non potranno accedere alle scuole superiori, subirà angherie da parte dei superiori ecc. Nell’ottica del sistema questi provvedimenti non sono affatto sproporzionati: togliendo il suo mattone dall’edificio della menzogna, il nostro personaggio ne rende instabili le strutture. La «vita nella menzogna», infatti, si perpetua solo a condizione della sua universalità: ogni trasgressione, ogni tentativo di vita nella verità «la nega come principio e la minaccia nella sua totalità». Perciò, afferma Havel, la vita nella verità «non ha solo una dimensione esistenziale (restituisce l’uomo a se stesso), noetica (rivela la realtà com’è), e morale (è un esempio); ma ha anche una evidente dimensione politica». Infatti, nei sistemi post-totalitari il potere si fonda sulla sottrazione ai danni degli uomini della loro esistenza autentica, sulla loro alienazione. Fornendo una falsa risposta al desiderio dell’uomo, il potere deve far riferimento alla vita autentica che dimora inespressa negli uomini. Celata nel mondo dell’apparenza, della menzogna, vive perciò la sfera segreta inespressa, delle intenzioni della vita. Tuttavia, essa non resta sempre segreta e inespressa: nel momento in cui viene alla luce e si manifesta (in un gesto come quello del nostro verduraio, per es.) lo fa con un’enorme forza dirompente. Il sistema viene sgretolato dalle sue fondamenta poiché la manipolazione delle intenzioni autentiche della vita gli viene ormai impedita: l’uomo si riappropria dell’espressione del suo desiderio. Se nei sistemi post-totalitari esiste qualcosa che può definirsi «opposizione», non può essere nient’altro che questa «vita nella verità». Di essa non può dirsi a quali scadenze porterà un mutamento generale della società e dell’organizzazione politica, ma è certo che lo porterà. In quale direzione? Havel non «occidentalizza». Paradossalmente il superamento dei sistemi post-totalitari non viene individuato nei sistemi «democratici»: si fa timidamente strada l’idea di un sistema «post-democratico». Ciò rappresenta la prospettiva non utopica della «rivoluzione esistenziale», che è «soprattutto prospettiva di una ricostituzione morale della società, cioè di un rinnovamento radicale del rapporto autentico dell’uomo con quello che ho chiamato “ordine umano” (e che non può essere sostituito da nessun ordine politico). Una nuova esperienza dell’essere; un rinnovato ancoraggio nell’universo; una riassunzione della “responsabilità suprema”; il ritrovato rapporto interiore con l’altro uomo e con la comunità umana – ecco la direzione…».

Dalla cella in cui l’autore di queste parole è rinchiuso, esse risuonano ancora più cariche di consapevolezza e serietà, e testimoniano della sua personale assunzione di quella responsabilità suprema verso la verità.

Foto dell’invasione delle truppe del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia nell’agosto del 1968. “Bratříčku, zavírej vrátka” di Karel Kryl (“Fratello, chiudere il cancello” di Karel Kryl)

 Da un discorso di Vaclav Havel del 1986:

[…] Queste speranze furono amaramente deluse nella notte tra il 20 e il 21 agosto, quando gli eserciti del Patto di Varsavia, in combutta con alcuni congiurati interni, aggredirono la nostra terra, per reprimere duramente quel processo appena iniziato, espressione delle speranze che si stavano destando nei nostri popoli. Tramite questa aggressione in Cecoslovacchia fu instaurato uno dei regimi comunisti più conservatori del blocco sovietico, che si vendicò spietatamente di tutti coloro che avevano cercato di difendere la nostra società e che provocò danni di enorme portata, che solo oggi comprendiamo in tutta la loro grandezza.

La Cecoslovacchia divenne un’isola di silenzio, di ingiustizia, di demoralizzazione sistematica e di criminale sfruttamento del futuro. Abbiamo perso così altri vent’anni. Il ventennio che abbiamo perduto ha avuto delle conseguenze tragiche. Significa un’intera generazione. A causa del sistema totalitario è scomparsa dal nostro paese la creatività dell’uomo, schiacciata sistematicamente dal regime per anni, è scomparsa l’intraprendenza, l’inventiva e la ragione. Se nel 1968 avevano una certa logica gli inviti dei riformisti a muoversi lentamente, cautamente, discretamente, per non irritare e non provocare il nostro potente vicino, oggi queste ragioni non valgono più. Oggi nessuno ci minaccia, oggi dipende solo e unicamente da noi decidere in quale paese vogliamo vivere. Abbiamo perso vent’anni, non possiamo per metterci di perdere più nemmeno un giorno”.

http://www.charta77.org/1968_files/Havel68.pdf

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...