“Nixon goes to China”


Oggi sono quarant’anni dalla storica visita di Stato da cui nacque un modo di dire molto usato nella politica americana. 

“Nixon goes to China”  –   Il Post.it

Richard Nixon osserva il premier cinese Zhou Enlai per cercare di capire come usare le bacchette durante una cena di gala a Shanghai, 28 febbraio 1972 (AP Photo)

Il 21 febbraio 1972, quarant’anni fa, il presidente statunitense Richard Nixon arrivò in Cina: fu il primo presidente americano in carica a visitare il Paese. L’opportunità del viaggio era stata sostenuta a lungo da Henry Kissinger, all’epoca consigliere per la sicurezza nazionale nonché braccio destro del presidente, che nel luglio del 1971 era andato segretamente in Cina per organizzarlo. Il viaggio durò una settimana, durante la quale Nixon e la moglie Pat, accompagnati da giornalisti americani e alti funzionari di entrambi i Paesi, visitarono Pechino, la Grande Muraglia, Shanghai e Hangzhou. Nixon ebbe molti colloqui con il premier Zhou Enalai e incontrò anche il presidente Mao Tse-tung.

Il viaggio fu un grosso evento mediatico – per la prima volta in vent’anni gli americani videro foto e filmati dalla Cina – ed ebbe un gran significato politico. I rapporti tra Cina e Stati Uniti, infatti, dalla Seconda guerra mondiale erano peggiorati: la visita riuscì a normalizzarli e allontanò la Cina dall’Unione Sovietica. Alla fine del viaggio, che Nixon definì “la settimana che cambiò il mondo”, Cina e Stati Uniti rilasciarono il cosiddetto Comunicato di Shanghai, un documento che pose le basi per i futuri rapporti diplomatici tra i due Paesi.

Oggi il viaggio di Nixon in Cina si ricorda soprattutto per un modo di dire entrato nel lessico politico americano: “Nixon goes to China” o “Only Nixon could go to China”. All’epoca del viaggio in Cina, infatti, Nixon aveva una solidissima reputazione di politico conservatore, molto di destra e molto anti-comunista: soltanto lui, si disse, sarebbe potuto andare in visita nella Cina comunista e mostrarsi cordiale con Mao Tse-tung senza rischiare di essere accusato di debolezza dai suoi oppositori. La frase viene citata spesso quando una persona dalle posizioni politiche molto rigide e definite fa un passo verso i suoi interlocutori, non temendo di intaccare la propria credibilità: è stata usata molte volte nel corso del conflitto tra Israele e Palestina, per esempio, e in generale ogni volta che un uomo politico decide di cambiare qualcosa di cui è o era stato acceso sostenitore. Durante un film di Star Trek il signor Spock dice la frase “solo Nixon potrebbe andare in Cina” descrivendola come “un antico proverbio vulcaniano”.

Dal libro di Henry Kissinger: Cina

“Quasi esattamente quarant’anni fa il presidente Richard Nixon mi fece l’onore di inviarmi a Pechino per riallacciare i rapporti con un paese di fondamentale importanza nella storia dell’Asia, con il quale l’America non aveva avuto più contatti ad alto livello da oltre vent’anni. Da allora sono tornato in Cina più di cinquanta volte, imparando ad ammirare, come molti altri viaggiatori nel corso dei secoli, il popolo cinese per la sua capacità di sopportazione, la sua finezza di mente, il suo senso della famiglia e la sua cultura.

“In questo libro, fondato in parte su conversazioni dirette con i leader cinesi, cerco di spiegare i termini concettuali in base ai quali i cinesi ragionano sui problemi della pace, della guerra e dell’ordine internazionale, e di confrontarli con l’approccio più pragmatico e specifico degli americani. Storie e culture differenti producono talvolta conclusioni discordanti: io non condivido sempre la prospettiva cinese, e non tutti i lettori la condivideranno, ma comprenderla è necessario, per l’importanza del ruolo che toccherà alla Cina nel mondo quale si va configurando nel ventunesimo secolo.”

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