TOTAL Denial


La TOTAL e i lavori forzati: vergogna francese in Birmania dal Blog NO ALL’ITALIA PETROLIZZATA di Maria Rita D’Orsogna del 27 novembre 2010

[…] La Total nasce nel 1924 in Francia, come ente nazionale per l’approvigionamento del petrolio e nel corso degli anni si e’ fusa con Elf e Fina. A suo capo c’e’ oggi un certo Christophe de Margerie. La Total, come tutti i petrolieri, vanta una storia di morte e di distruzione ambientale da brividi. Questo e’ come opera in Birmania.

La Birmania, ora nota come Myanmar, e’ governata da una giunta militare ferrea. La stessa che ha tenuto per anni in carcere o agli arresti domiciliari l’attivista per la democrazia Aung San Suu Kyi che ha vinto una lunga lista di premi, fra cui, nel 1991, il Nobel per la pace. In vari modi e localita’ Suu Kyi e’ stata detenuta dal 1989 al 2010.

Bene, questa nazione, fra i suoi vanti ha pure quello di autorizzare i lavori forzati. In teoria sono stati vietati dal 1999 (un po tardi!) ma in pratica la usano ancora adesso.

Nel 1992 la compagnia francese Total firmo’ un contratto con la giunta militare della Birmania per il progetto Yadana, che avrebbe estratto gas nel mare Andamano e portato il gas via tubature in Thailandia. Altri partner di minoranza erano l’americana UnoCal e la Thailandese PTTEP. L’americana Chevron ha acquistato la UnoCal nel 2008.

Sotto la guida di Total questo trio avrebbe dovuto costruire l’oleodotto in Birmania, per un totale di 60 km. La giunta militare impose che il 50% dei profitti dovessero andare nelle proprie casse – altro che royalties italiane del 10%!

Quasi da subito, inziarono a fioccare le voci di sfruttamento inumano della manodopera locale. Una gran mole di personale militare obbligo’ gli abitanti della zona ai lavori forzati per costruire infrastrutture e per trasportare equipaggiamento. Ci furono anche casi di confisca dei terreni senza compenso, evacuazioni forzate, tortura, violenza sessuale e omicidio per chi osava ribellarsi. Uno scenario di violenza diffusa e corruzione ad alto livello di cui pochi sanno nel resto del mondo perche’ la Birmania non fa notizia come il golfo del Messico.

Total non ha fatto niente per evitare tutto cio’, e anzi, e’ stata connivente mandando milioni di dollari nelle casse dei militari, e accettando i lavori forzati e violenze per la realizzazione dei suoi progetti. A parte i lavori forzati, la Total non ha portato lavoro a nessuno.

Le comunita’ locali di popolazioni indigene, Mon, Karen e Tavoyan non solo sono state sfruttate senza pieta’, ma hanno visto il loro habitat distrutto, dalle scure di Total. Ma alla Total non gliene importa niente, dicono che omicidi e violenza ci sono, ma che non sono problemi loro.

Sara’ , ma gia’ nel 2005 la Total ha accettato di pagare 6 milioni di dollari per evitare una causa contro di loro sulla questione della violazione dei diritti umani e per mettere le voci a tacere. Una regista, Milena Kaneva ne fece anche un film chiamato Total Denial.

Chi segue il caso dall’inizio e’ una associazione internazionale, detta Earth Rights International (ERI). Dal 1996 ad oggi hanno catalogato e denunciato tutte le malefatte del governo birmano e dei petrolieri conniventi in questa storia di torture e di sfruttamento. Ma dopo i soldi del 2005, nulla e’ cambiato e Earth Rights International continua a rompergli le scatole.

Total e suoi compari hanno versato 5 miliardi di dollari alla giunta militare (1000 volte in piu’ dei soldi dati al popolo birmano nel 2005 per evitare la causa), con i quali soldi la Birmania ha inziato un programma di collaborazione con la Corea del Nord (!) per la proliferazione di armi nucleari.

Nel report del 2009 quelli dell’ERI dicono: “Total continues to mislead policymakers, investors, and the general public about its direct and indirect impacts in the Southeast Asian country. [Total] has again misled the general public, investors and policymakers regarding the impact of their pipeline in Burma. The companies are still linked to violent abuses such as forced labor and killings in their project area and their project has generated multi-billion dollar revenues for the Burmese military regime.”

Con raffinata eleganza francese, il CEO di Total dice che i critici dell’oleodotto francese possono andare a quel paese “can go to hell” , che lui fa solo il gioco dell’industria petrolifera, che va dove gli viene detto di andare, e che non e’ colpa sua se i thailandesi vogliono il gas della Birmania. Lui semplicemente lo prende dalla Birmania, paga chi deve pagare, e pensa ai suoi affari. Un altro Ponzio Pilato.

Documentary about Doe v. Unocal Wins Vaclav Havel Award at One World Film Festival – del 2006-03-05 da Earth Rights International.

Preview di Total Denial

 

Il film completo:

Il sito del documentario Total Denial: http://www.totaldenialfilm.com/

Sulla stampa italiana:

“Total denial” di Milena Kaneva: l’inferno in una foresta birmana di Gianfranco Cercone su Libertiamo del 17 luglio 2008

La regista che viene dalla Bulgaria e lotta contro le multinazionali da La Repubblica del 07 maggio 2007

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