LAKONYCAMENTE: PERCHE SOLO ORA?


[AGGIORNAMENTO n. 2]:

Polemica Usa, pornostar si spoglia per Kony 2012:  “State vedendo un video di me in bikini alternato alle immagini che mostrano cosa ha fatto Joseph Kony in Uganda – spiega la ragazza – li ho messi insieme perché credo che un po’ di zucchero possa aiutare a mandare giù la pillola” da Repubblica.it del 21/3/2012

Intanto non tutti vogliono “mandare giù” piuttosto cosa diciamo di questa pubblicità gratuita?

[AGGIORNAMENTO n. 1]:

Arrestato per atti osceni in luogo pubblico il regista di Stop Kony Jason Russell si è masturbato in pubblico e ha devastato alcune auto sotto l’influsso di alcool.   da Corriere.it del 17/3/2012]

Strano comportamento del caritatevole paparino…

Contrappunti/ Di bambini, Africa e YouTube da Punto Informatico.it del 12/3/2012

Il video di Kony 2012 è stato pubblicato su Youtube il 5 marzo: in questo momento il contatore indica oltre 68 milioni di visualizzazioni.

Si tratta di un cortometraggio sapientemente costruito e molto ben fatto che ha già ora ottenuto il proprio scopo: far parlare della associazione americana Invisible Children e di Joseph Kony, leader di un misterioso gruppo armato centrafricano (ndr. Lord’s Resistance Army) che da anni, fra mille violenze, rapisce e arruola soldati bambini. Lo scopo dichiarato dell’iniziativa è quello di consegnare Kony alle autorità internazionali perché sia processato. Kony 2012 è un esempio estremamente interessante di come Internet stia stravolgendo i canoni della comunicazione politica e le pratiche dell’impegno sociale. In questo momento la discussione in corso, specie negli Stati Uniti, è molto ampia ed interessante. Per esempio il New York Times ha raccolto in uno spazio dedicato un numero ampio di opinioni, raccolte anche in Uganda, non sempre troppo favorevoli al progetto. The Atlantic per esempio è andato a spulciare nei conti di Invisible Children trovando un quadro non esattamente trasparente: per i più dubbiosi la foto dei tre fondatori Jason Russell, Bobbie Bailey e Laren Poole scattata in Africa con fascia da Rambo e armi pesanti imbracciate, che sta anch’essa facendo il giro della Rete, non rimanda esattamente ad una idea di giovani obiettori di coscienza ai quali affidare a cuor leggero la propria indignazione. Per tacere del Guardian che scrive senza mezzi termini che Invisible Children supporterebbe l’esercito ugandese. Nella dinamica usuale della Rete le molte critiche che si stanno raccogliendo nei confronti del progetto sono ora raccolte su un blog che prende il nome di Visible Children.

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Chi ha fatto il video contro Kony  da IL POST del 9/3/2012

MSNBC ha ricostruito come il video è diventato celebre su internet: è stato pubblicato per la prima volta intorno a mezzogiorno di lunedì, ora della California (le nove di lunedì sera in Italia) e nel corso della giornata ha avuto solo 66.000 visualizzazioni. Martedì una giovane australiana con 29 iscritti su Twitter lo ha segnalato a Oprah Winfrey e la conduttrice televisiva lo ha segnalato ai 9,6 milioni di persone che la seguono. In poche ore, nella stessa giornata di martedì, altre grandi celebrità statunitensi ne hanno parlato su Twitter dando il loro supporto convinto: tra queste Justin Bieber e Kim Kardashian e Rihanna (il rapper P. Diddy ne ha parlato mercoledì). Martedì sera Kony 2012 aveva 9,6 milioni di visualizzazioni, su Facebook i fan di Invisible Children sono cresciuti da 444 mila circa a più di 2,1 milioni. […]

Le critiche al messaggio di Kony 2012
Dopo pochi minuti di filmato, Kony 2012 mostra centinaia di bambini che si spostano dai loro villaggi per andare nella città di Gulu e passare lì la notte in condizioni disastrose, ma in un luogo protetto e al sicuro dai rapimenti dei miliziani del LRA. Quel filmato è stato girato dai tre fondatori di Invisible Children nel 2003, ma da allora la situazione nel paese è profondamente cambiata, per effetto di una serie di attacchi militari dell’esercito ugandese e dei mutati equilibri nella regione. Per prima cosa, Kony non si trova più in Uganda dal 2006, dato che si è spostato nei paesi confinanti e si nasconde nella fitta giungla che copre le zone al confine tra Sudan, Congo e Repubblica Centrafricana (come viene detto in breve modo e confuso al minuto 15 di Kony 2012). L’area in cui si muove è enorme, grande come la Francia. Il suo esercito si è ridotto a poche centinaia di persone e ha probabilmente sofferto la fame.

In Uganda proseguono da anni trattative di pace tra il governo ugandese e i ribelli comandati da Kony, con lunghe fasi di stallo ma anche con periodici accordi che vanno in direzione della tregua. I problemi dell’Uganda settentrionale, tra malattie, prostituzione infantile, disoccupazione e diffusione dell’AIDS, restano enormi, ma oggi hanno poco a che fare con Kony e molto con la corruzione e l’inefficienza del governo Museveni, alla gestione degli aiuti occidentali e alla situazione drammatica di tutta la regione.

Kony 2012 sembra sostenere acriticamente l’opzione militare, per raggiungere l’obiettivo di arrestare Kony e fermare le violenze. Per far questo si fornisce appoggio all’esercito ugandese, l’Uganda People’s Defence Force (UPDF), ma si dimentica che quelle sono le forze armate di un regime dittatoriale (quello del presidente Museveni, in carica dal 1986) e che a loro volta sono state responsabili di violenze, stupri e saccheggi. Si sorvola anche sul fatto che Kony ha un corpo di guardia personale costituito da tredicenni: prenderlo con la forza vuol dire anche, quasi certamente, ingaggiare un conflitto con un’armata di ragazzini. […]

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KOglioNY 2012 da L’ALTERNATIVA del 10/3/2012

In breve è la storia di un giovane padre americano che nel 2002, durante un viaggio in Uganda, conosce Jacob, un ragazzo che gli spiega che nel suo paese c’è un uomo molto cattivo che rapisce i bambini per farli diventare dei piccoli soldati. L’americano promette a Jacob che lui farà qualcosa per fermare Kony, l’uomo cattivo a capo dell’LRA (Esercito di Resistenza del Signore) che dal 1994 prova a prendere il potere in Uganda.  Il giovane padre americano fonda, nel 2003, “Invisible Children”, un’associazione NO PROFIT con lo scopo di sensibilizzare l’opinone pubblica sulle cattiverie di Kony e salvare i bambini soldato. Inizialmente non riescono ad avere molto seguito ma piano piano la popolarità dei “bambini invisibili” aumenta finché, nel 2011, lo stesso Obama non può fare altro che mandare l’esercito americano a cercare di fermare Kony.  Ma Kony, come ogni cattivo che si rispetti, non è scemo e con i suoi mezzi ugandesi ultratecnologici, riesce a non farsi acciuffare. Secondo il giovane padre americano, se dovesse calare l’attenzione su Kony, l’esercito americano, che ovviamente è andato in Uganda non per secondi fini ma solo per fermare un uomo cattivo, sarà costretto a ritirarsi e la sua promessa a Jacob non sarà rispettata. Allora il nostro eroe decide di fare questo film, KONY 2012, in cui alla fine chiede di tenere alta l’attenzione su Kony, di affiggere manifesti, di firmare la petizione, di donare soldi all’associazione NO PROFIT e di acquistare il braccialetto di Kony. …o, almeno, di condividere il video su Facebook. Personaggi famosi dello spettacolo e della politica si sono già schierati a fianco di “invisible children”: tante brave e buone persone come Bush e Justin Bieber, come Obama e Rihanna, come Ophra e Clooney. […]

Veramente la realtà è così come ci viene descritta in KONY 2012? Proviamo ad analizzare la favoletta:
1. Quanto è costato un film del genere? Il montaggio e gli effetti speciali non hanno nulla da invidiare ai film di Hollywood. possibile che dei ragazzi che vanno per caso in Uganda abbiano i fondi e le capacità per realizzare un simile capolavoro?
2. Tutta l’attenzione è basata su Kony. Ma veramente crediamo che arrestare un uomo faccia cessare un fenomeno come quello dei bambini soldato? I bambini soldato non sono presenti solo in Uganda: ve ne sono in Etiopia, Somalia, Sierra Leone, Brasile, ecc. Come può l’arresto di un solo uomo far cessare un fenomeno internazionale che va avanti da anni?
3. L’invio delle truppe americane in Uganda viene presentato come una vittoria. Razionalmente tutti sappiamo che i soldati americani (ma anche quelli di qualsiasi altro esercito) raramente si distinguono per i loro metodi rispettosi e pacifici…
4. Nella seconda parte del film, lo spettatore è talmente tanto coinvolto che neppure si accorge che tra i “buoni” c’è George Bush! Vi racconto una chicca su Bush: nel 2006/2007 sono stato diverse volte in Burkina Faso. il Burkina è considerato uno dei paesi più poveri del mondo. I bambini non sono dei soldati ma muoino di fame e malnutrizione ogni giorno. Nessuno li considera. Parlando con le persone del posto venni a sapere che in Burkina vi erano 20 miniere d’oro. Nelle miniere facevano lavorare i bambini perché, essendo piccoli, potevano districarsi meglio nei cunicoli. I bambini passavano anche 48 ore di seguito sotto terra. L’unica sostanza da cui traevano l’energia per continuare a lavorare era la colla. Questi bambini, sniffando colla, riuscivano a rimanere svegli e a non sentire la fame e la stanchezza. La maggior parte di quei bambini non riesce a sopravvivere per più di qualche anno con quel tenore di vita. …e sapete chi era il proprietario di quelle miniere? La famiglia Bush! Ecco chi sono i “buoni” di Kony!
5. Nella realtà l’LRA, l’esercito sovversivo di Kony non esiste più dal 2006. [Fonte]
6. Tutta la propaganda serebbe utile a sostenere l’attuale e sanguinario dittatore ugandese filoamericano che è in carica da una trentina d’anni e di cui nel film non si fa cenno. [Fonte]
7. Altro che NO PROFIT, gli autori del documentario a capo di “invisible children” sarebbero diventati milionari perché secondo diverse fonti si sarebbero già intascati più del 70% dei fondi che in passato hanno raccolto.
8. Nella zona del lago Alberto sono stati scoperti ingenti quantità di petrolio. Attualmente è stata calcolata la presenza di 700 milioni di barili, mentre le stime parlano di un potenziale di 1,5 miliardi di barili da estrarre. [Fonte]. Che gli americani non siano interessati all’oro nero più che ai bimbi soldato?
Con tutto questo non vogliamo certo sostenere KONY ma non ci piace nemmeno essere trattati da KOglioNY.
Vi lascio con una foto del giovane paparino americano.

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Il petrolio dietro l’intervento americano in Uganda dal blog  Geopoliticamente 11/11/2011

La decisione di Obama di inviare circa 100 soldati – per lo più appartenenti alle operazioni speciali – in Uganda è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Kampala non è direttamente coinvolta nella sfera di interessi americani. Come mai l’America stia aprendo il suo quarto fronte di guerra da quando l’attuale presidente in carica?
Gli americani non avevano più truppe nel Corno d’Africa dai tempi dell’operazione Restore Hope. Dopo la battaglia di Mogadiscio, in cui 18 soldati persero la vita, il presidente Clinton decise di ritirare il proprio contingente. Stavolta, però, il nemico non è al-Shabaab in Somalia, bensì l’Esercito di Resistenza del Signore, guidato da Joseph Kony e accusato di crimini contro l’umanità. Negli anni l’LRA ha subito pesanti defezioni: se nel 2003 poteva contare su 3000 guerriglieri armati e circa 2000 fiancheggiatori, oggi le sue forze sul campo sarebbero ridotte tra le 200 e le 400 unità.
L’obiettivo di Obama è aiutare il governo di Kampala a migliorare la propria sicurezza interna. La Casa Bianca ha cercato di appoggiare l’Uganda già sotto la presidente Bush; tuttavia la tempistica di questa nuova operazione è alquanto strana, soprattutto considerando la volontà dell’amministrazione di svincolarsi dai conflitti in Iraq e Afghanistan.

In realtà, dietro la consueta facciata della retorica umanitaria, la scelta degli Usa di reimpegnarsi in Africa Orientale sottende obiettivi molto concreti.
Recenti studi affermano che l’Uganda, a lungo ignorato nella regione dei Grandi Laghi, sarebbe adagiato su un giacimento di petrolio da 2,5 miliardi di barili, che potrebbero salire addirittura a 6 secondo stime più ottimistiche. Sufficienti a farne un produttore di medie dimensioni.
Una ricchezza energetica per il momento solo parzialmente accessibile a causa dell’instabilità politica. Inserito in quel calderone di conflitti e tensioni etnico-politiche che è il Corno d’Africa, l’Uganda non potrà sfruttare pienamente le proprie risorse fintantoché vaste porzioni del suo territorio sfuggiranno all’autorità del governo centrale.
Peraltro, il giacimento in questione, situato in prossimità del Lago Alberto, sarebbe parte di un bacino petrolifero ben più ampio che potrebbe estendersi fino alla vicina Repubblica Democratica del Congo, Paese non meno devastato dell’Uganda – e dove gli interessi industrie occidentali sono legati a doppio filo alle ragioni del sanguinoso conflitto in corso. E l’Uganda, così come il vicino Kenya, è solo agli albori delle esplorazione petrolifera. Nel Paese sono previsti investimenti stranieri per tre miliardi di dollari entro il 2015. Poco importa se, come prevedibile, non tutti i trenta milioni di abitanti (per il 40% malati di Aids) ne beneficeranno.
La fascia che va dall’Africa occidentale all’Uganda potrebbe produrre un quinto del petrolio necessario al fabbisogno Usa entro il 2025. Proteggere l’accesso ad un tale tesoro è una priorità fondamentale per l’America, soprattutto in vista della crescente concorrenza cinese. Non c’è dunque da stupirsi che le mappe dei campi petroliferi e quelle del coinvolgimento militare americano tendano a sovrapporsi.

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Bambini soldato: un fucile al posto della bambola di Valentina Dello Russo  (30/06/2008) da NanniMagazine

[…] è documentato, nero su bianco, nelle oltre 400 pagine del Rapporto Globale sui bambini soldato 2008, redatto dalla Coalizione Internazionale “Stop using Child Soldiers”. Nella ricerca sono analizzate le leggi, le politiche e le prassi in materia di reclutamento militare in più di 190 Paesi del mondo. Maglia nera decisamente al Myanmar, lo Stato che da più tempo e su più ampia scala impiega bambini soldato. L’esercito governativo birmano arriva a cooptare anche piccoli di 11 anni. L’impiego di minori in truppe regolari è altrettanto praticato in gran parte dei Paesi africani: in Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sudan, Uganda e Yemen. […]

ESERCITI NON GOVERNATIVI. La piaga si allarga se si calcolano anche i piccoli coinvolti in eserciti non governativi. Il Rapporto riferisce di 24, fra Paesi e territori, tra il 2004 e il 2007: Afghanistan, Bhutan, Burundi, Repubblica Centrafricana, Ciad, Colombia, Costa d’Avorio, Filippine, India, Indonesia, Iraq, Israele e Territori occupati palestinesi, Libano, Liberia, Myanmar, Nepal, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Tailandia, Uganda.

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http://www.child-soldiers.org/home

3 thoughts on “LAKONYCAMENTE: PERCHE SOLO ORA?

    • Brava, in realtà non so neppure come si fa a mettere tasto “condividi in facebook”…
      Andrò a guardare, anche se non lo uso: facebook è un po’troppo “invasivo”.
      CIAO

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