THE FAMILY


The Family: la cartellina che ucciderà Bossi? da Giornalettismo del 5/4/2012

I colonnelli a Bossi: “Renzo ti ha mentito”. E lui incredulo sbatte la porta e se ne va da LaRepublica.it del 5/4/2012

[…] Muto e incredulo, Umberto Bossi, davanti ai suoi colonnelli della Lega Nord che per la prima volta gli dicono che è tutto vero. Anche se lui – assicurano – non sapeva nulla. Vere le contestazioni degli inquirenti sui soldi della Lega serviti per ristrutturare la casa di Gemonio o per comprare il macchinone a Renzo. Glielo dicono in via Bellerio, durante la drammatica riunione della segreteria politica convocata all’indomani della tempesta che sta devastando il corpaccione della Lega. E hai voglia, il vecchio capo, a smentire e negare.  Come quando – particolare certo trascurabile ai fini dell’inchiesta, ma decisivo per capire quella che i “rinnovatori” definiscono “circonvenzione d’incapace” – Bossi assicura che il Trota sta studiando Economia e che la laurea è vicina: “Mi ha fatto vedere il libretto“. Ma i suoi insistono, e quando un leghista di rango gli fa notare che non è così, all’Umberto sembra franare il terreno sotto i piedi. E la stessa scena si ripete sulla storia della Bmw di Renzo: “Mi ha detto che la sta pagando in leasing“. Vero niente, è la replica, “al di là delle responsabilità personali tutte da accertare, le accuse dei pm sono fondate”. È a questo punto che Bossi si attacca al telefono, i tratti del volto quasi sfigurati dalla rabbia. Chiama Renzo, poi decide di mollare la riunione e di fiondarsi a Gemonio: dalla Manuela e dai figli, pesantemente lambiti dalle inchieste di tre Procure.  […]

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Bossi: “Denuncerò chi ha pagato i lavori in casa mia”. Poi rettifica: “Non ancora saldati” da Il Fatto.it del 5/4/2012

[…] Anche Umberto Bossi si rifugia nella formula “a mia insaputa”, inaugurata dall’ex ministro Pdl Claudio Scajola a proposito dell’acquisto di una bella casa romana: “Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa”, ha detto all’Ansa ieri sera, al termine della giornata che aveva visto esplodere il caso di Francesco Belsito, il tesoriere della Lega nord indagato da diverse procura per reati che vanno dall’appropriazione indebita al riciclaggio. E secondo la Procura di Milano, parte dei fondi del partito sarebbero stati spesi per “sostenere i costi” della famiglia Bossi. […]

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La moglie di Bossi e le bugie della Gelmini da Giornalettismo del 26/11/2011

Oggi il Senatùr conferma la circostanza del ritiro dal lavoro della consorte. Smentendo il ministro dell’Istruzione. “Andasse a quel paese, quando uno va in pensione ci va con le regole che ci sono in quel momento”. Cosi’ l’anziano e malato leader della Lega Umberto Bossi risponde oggi ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini. E con questo il leader della Lega riesce nell’impresa di smentire e insieme confermare quanto detto dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che ieri durante Ballarò aveva balbettato una difesa d’ufficio all’affondo di Gianfranco Fini, dicendo che quanto diceva il presidente della Camera era una bufala e che “…ho visitato la scuola Bosina e tuttora insegna la moglie di Bossi, ha una scuola e tuttora insegna…” Come sa chi legge qui, la difesa d’ufficio della Gelmini contien comunque una parte di verità: la signora Manuela Marrone è infatti, oltre che baby pensionata in culo a Roma Ladrona, anche dirigente della scuola Bosina a Varese. Recentemente finanziata con 800mila euro. Indovinate da chi? Ma da Roma Ladrona, ovviamente.

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Umberto Bossi faceva il medico; ma senza laurea! da Italiani imbecilli.it

Ebbene sì, prima della camicia verde, il senatur aveva anche indossato il camice bianco! Mancherebbe solo il rosso (che peraltro deriva dalle sue prime scelte politiche) per formare quel tricolore “che si dovrebbe riporre nel cesso”, secondo le sue esternazioni. Diciamo subito che Bossi non ha mai avuto accertate competenze mediche, i suoi studi non lo hanno mai condotto a una laurea. Eppure… era riuscito a entrare in un ospedale, indossando il camice bianco. Quella di Umberto Bossi è una vita da chiacchierone spericolato.  Era riuscito persino a ingannare la moglie, raccontandole che si era finalmente laureato in medicina, ma non era vero. La mattina usciva notoriamente di casa sostenendo che andava in ospedale (lo dichiarerà la prima moglie in un’intervista).

Quando però lei scoprì che raccontava balle lo mollò. Sempre a causa di questa storia della presunta laurea, anche la mamma del senatur era stata gabbata dal figlio. Un giorno Bossi volle accompagnare sua mamma all’Università di Pavia, in occasione della presunta discussione della sua tesi, ma la genitrice – poverina – non ebbe modo di ascoltare la performance oratoria del figlio. Perché fu proprio Umbertino a non farla assistere (chissà con quale scusa) alla presunta discussione della tesi. Umberto organizzò poi ben tre feste di laurea, naturalmente per altrettante lauree inesistenti. Nonostante tutto ciò, Umberto Bossi riuscì per due anni a frequentare un ospedale (la professione di medico risulta anche dalla scheda di iscrizione al PCI da lui debitamente compilata). Dopo la sua militanza nel Movimento studentesco, Bossi aveva infatti preso la tessera del Pci. In seguito tenterà anche la via canora al festival delle “voci nuove” di Castrocaro, ma con scarso successo.

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Bossi, un mare di bugie da L’Espresso 2/12/2010

Aveva negato di essere stato iscritto al Pci. Aveva escluso che il figlio prendesse soldi dalle Coop padane. Aveva smentito gli affari poco limpidi del partito. Un libro-inchiesta rivela: era tutto vero

Si intitola “Umberto Magno, l’imperatore della Padania” la biografia non autorizzata del leader della Lega Nord che uscirà in libreria il 3 dicembre per Aliberti. Nel libro ci sono diversi fatti inediti, mai conosciuti e-o raccontati: dalla strana busta paga del figlio primogenito a spese dei militanti ignari, fino alla famosa questione della militanza comunista del giovane Umberto: da lui sempre negata, ma ora provata da un documento scoperto in una vecchia sezione del Pci.

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Dall’archivio storico del Corriere.it (31 marzo 1992) risulta anche una fedina non proprio illibata

Bossi sotto inchiesta a Varese. Sul capo di Umberto Bossi, padre padrone della LEGA LOMBARDA, nato a Cassano Magnago il 19 settembre 1941, pendono 3 procedimenti penali per i reati di stampa clandestina (mancata registrazione del periodico “Lombardia autonomista”), lesioni personali, minacce e danneggiamento (aggressione del cognato Pierangelo Brivio), emissione di un assegno a vuoto (indagine numero 5091: titolo per 10 milioni senza copertura firmato a Brescia giugno 1989)

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