Il Giro


Il Giro d’Italia al canadese Ryder Hesjedal – «Ho scritto una pagina di storia importante» – da Corriere.it del 27/5/2012

[…] Il corridore Ryder Hesjedal della Garmin-Barracuda ha strappato la maglia rosa allo spagnolo Joaquim Rodriguez nella ventunesima e ultima tappa, la cronometro individuale di 28,2 km per le strade di Milano. E’ la prima volta nella storia che un canadese vince il Giro d’Italia. Sul podio Rodriguez, secondo, ed il belga Thomas De Gendt (Vacansoleil), che scalza dal terzo posto Michele Scarponi (Lampre-Isd). Dunque nessun italiano sul podio anche se la cronometro è andata all’italiano Marco Pinotti […]

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Raro trovare un vincitore del Giro che conquista la maglia rosa nel’ultima tappa. Avvenne nel Giro 1984: Francesco Moser vincendo l’ultima tappa, una crono, partita da Soave e con arrivo all’Arena di Verona, soffiò la maglia rosa a Laurent Fignon rimontando un distacco di 1,21 min.

Ricordo le immagini della folla in festa ai lati della strada ed i cori da stadio per il trionfo del ciclista italiano. Allora andava il coro “Aleee Ohoh, Aleee Ohoh” dai Mondiali dell’82. Ci furono polemiche per il tracciato modificato e per l’elicottero che avrebbe favorito Moser… Vecchia storia coi francesi che s’incazzano

A proposito oggi c’era in strada vicino a me una distinta coppia di mezza età. E la sciura continuava a chiedere al marito quando finiva… “Vai al cine, vacci tu…tattaratazz”

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Giro, crono a Verona – Quella volta che Moser… da Corriere del Veneto 8/5/2012

[…] Francesco Moser, nel lontano 1984, sovvertì il modo di concepire e affrontare la pista, introducendo la bici con le ruote lenticolari, creò nuovi orizzonti nelle sfide a cronometro, in metodi e sistemi di preparazione anche nelle condizioni più estreme, in altre parole a oltre 2 mila metri sul livello del mare. Il trentino polverizzò a Città del Messico (complice l’aria rarefatta) il record dell’ora stabilito 12 anni prima dal «cannibale» belga Eddy Merckx. Moser è stato un precursore e, sempre nell’84, dopo essere diventato l’indiscusso nuovo «signore dell’ora», vinse in sequenza anche la classica Milano-Sanremo e il Giro d’Italia, per la prima e unica volta in carriera. Costruì il proprio trionfo rosa dell’84 nell’ultima tappa, la Soave-Verona, lunga 42 km. Quel 10 giugno, nella città di Giulietta e Romeo, Moser fu protagonista di un’impresa strabiliante, infliggendo al francese Laurent Fignon 2’24” di distacco e conquistando il Giro con 1’03” sul rivale che, fino al giorno prima, lo precedeva nella classifica generale. Fignon si lamentò dell’elicottero al seguito del Giro che, a suo parere, aveva aiutato il trentino con il movimento d’aria del rotore.

«Entrai nell’Arena di Verona fra due ali di folla, l’entusiasmo mi spingeva a dare sempre di più – ricorda Moser – fu una cosa straordinaria, formidabile e indimenticabile per me. Ricordo la tensione che regnava alla vigilia di quella cronometro finale: eravamo preoccupati, ma anche indecisi se utilizzare o meno la bici con le ruote lenticolari. Alla fine decisi di osare. “O la va o la spacca”, mi dissi. E alla fine andò. Eccome se andò. La bici con le ruote lenticolari era poco stabile in curva e questo mi faceva sentire meno sicuro, non ero molto convinto di questa scelta, però c’era da rischiare, da giocarsi il tutto per tutto, visto che Fignon andava forte anche a cronometro. Quel giorno è rimasto scolpito nella storia del ciclismo». […]

 

Le storie del Giro: Verona, Moser, Fignon e l’elicottero – da Azzurra Tv

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