DARK SIDE OF THE LENS


DARK SIDE OF THE LENS from Astray Films on Vimeo.

L’avevo già postato un anno fa (il mare 10/01/2011), ma siccome è stato premiato lo riprendo perchè mi piace rivederlo.

The Vimeo Files 02: ‘The dark side of the lens’ – sulla cresta dell’onda, vicino alla luce – ArtsBlog.it

[…] The dark side of the lens (Il lato oscuro della lente) ha vinto i Vimeo Awards 2012 nella categoria Action Sports, sport d’azione, e di fatto è un’opera di stampo documentaristico, veicolata – come spesso accade nei doc di qualità, attraverso una voce narrante intima e calda, intrisa di rabbia e di fatica.

È l’opera di Astray Collective (Instinct led, authentic to the teeth – Guidati dall’istinto, autentici fino all’osso), un trio composto da Mickey Smith, uno tra i migliori fotografi di surf al mondo, Allan Wilson, regista australiano e Alastair Sopp, fotografo, designer e surfer proveniente dalla costa ovest della Cornovaglia, così come Smith. I tre amano definirsi  “Nomads and vagabonds. Runaway sons and daughters. Weather the storm together under one roof. Odd ball observers and sharp witted wordsmiths. An eye for natural lines. A knack for the magic in subtleties”

L’idea nasce dal lavoro di Smith, che voleva rendere in video lo sguardo, l’inquadratura soggettiva di un surfista. Le luci, i riflessi, le profondità marine di Irlanda, Cornovaglia e della costa di Manchester sono catturate in Super 16mm, formato cinematografico nato nel 1970, a cui si miscelano bene altre riprese effettuate con una reflex Canon di ultima generazione. Ogni frammento del girato è frutto di un piccolo miracolo di pazienza, coraggio e conoscenza del mare, le stesse qualità che tira fuori chi solca le onde, non appena possibile, ad ogni costo, disegnandoci sopra imprevedibili parabole con la sua tavola.

Ben presto le riprese rivelano un racconto ed in appena sei minuti Smith ci porta proprio lì, almeno con gli occhi e con le orecchie. Nel lato oscuro, quello di chi sta dietro alle lenti. Certo, la sensazione di cavalcare un’onda, di immergersi a carezzare un delfino… nessun dispositivo elettronico riuscirà mai a farti provare l’emozione di una massa d’acqua che ti investe e ti trascina via facendoti schizzare l’aderenalina oltre il limite, pronto ad addomesticare l’onda attraversandola con le proprie linee, le proprie idee, le proprie prospettive.

E allora ditemi se questa non è arte, il desiderio semplice, selvaggio, di infilarsi dentro a un tubo d’acqua (min. 04:40) per registrare qualche secondo di pura adrenalina.

E non importa se tutto ciò è costato qualche schiena rotta, alcuni annegamenti, lussazioni, fratture, ipotermia, congelamenti, ferite alla testa o commozioni cerebrali. Se tutto ciò è servito a catturare quella luce, non importa.

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