Ucronia e videogames. Ma se Wernher von Braun…


Il termine ”ucronìa” deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente.crucc

sul Corriere.it  Il mondo dominato dalla Germania nazista: l’incubo di Wolfenstein si parla di un videogioco ambientato in un mondo in cui ha vinto Hitler. Gli eventi storici decisivi non sono predeterminati, ma spesso hanno cause accidentali. Immaginatevi come sarebbe potuta essere la storia del mondo se la Germania di Hitler avesse vinto la Seconda guerra mondiale. Con la Germania che domina come un impero su quasi l’intera Europa.  Difficile da pensare eh? Mi ricorda Fatherland di Robert Harris, ma non solo…

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Wernher von Braun – L’intervista di Oriana Fallaci  –  «L’Europeo», 2 gennaio 1969

Il padre del razzo Saturno che ha spinto la capsula Apollo verso la Luna, si chiama Wernher von Braun. Lo zio di Saturno si chiama Ernst Stuhlinger. I suoi parenti son tutti tedeschi malgrado siano iscritti all’anagrafe come americani. Centoventi tedeschi dai gesti secchi e la voce sferzante che si inteneriscono solo a parlar di Saturno che chiamano, con infinita dolcezza, “our baby”, il nostro bambino. Oppure “our biggest baby”, il nostro bambino più grosso. Durante la guerra, quando vivevano a Peenemünde in Germania, essi partorivano infatti bambini più piccoli che chiamavano meno pomposamente V2 e che 833px-Wernher_von_Brauninvece di andar sulla Luna bombardavano gli inglesi di Londra. Per delicatezza mondana evito di ricordarmi che li partorivano anche per bombardare New York, e tutti sanno comunque che Hitler li amava moltissimo: il capitolo più paradossale nel romanzo del viaggio alla Luna comincia di qui. Nel 1945, quando Hitler morì e gli alleati giunsero a pochi chilometri da Peenemünde, Von Braun si trovò a dover scegliere fra gli americani e i russi: “onde piazzare il bambino nelle mani giuste”. Con decisione di cui non si rammarica, dice, corse incontro agli americani e gli consegnò tutto quanto.

ORIANA FALLACI. Che cosa si aspetta di trovare sulla Luna, dottor von Braun? Ciò che ne sappiamo è ipotesi, o teoria, e quando l’astronave atterrerà su… su… Su cosa, dottor von Braun? Sulla sabbia? Sulla roccia? Sulla lava? E potrà davvero atterrare?
WERNHER VON BRAUN. La Luna è un posto abbastanza grande e la superficie lunare non è uniforme. Vi sono montagne, sulla Luna, e pianure: indubbiamente anche la struttura della sua superficie varierà da luogo a luogo. C’è chi sostiene che è nera e scivolosa come neve ghiacciata ma, dopo ciò che abbiamo visto sulle fotografie, io sono parzialmente convinto che si possa atterrare quasi dappertutto. Certo vi saranno zone inaccessibili ai nostri veicoli ma vi saranno anche zone dove, probabilmente, sarà possibile muoverci con relativa facilità. Non lo so. Non si sa. È anche per questo che andiamo.

Lei esclude, naturalmente, che vi esista una qualsiasi forma di vita.
Sì, certo, lo escludo. È molto, molto, molto improbabile che sulla Luna esista la vita. Forse
spore. Nient’altro. Non v’è atmosfera, lo sa. La forza di gravità v’è ridotta a un sesto.

E qual è la percentuale di pericolo che i tre astronauti affronteranno ad andare sulla Luna?Basta un piccolo buco nella tuta spaziale, no?, per morire.
Il cinquanta per cento del pericolo è che prima di andarci muoiano in un incidente
automobilistico qui sulla Terra. Guidano come pazzi. Uhm? L’altro cinquanta per cento è che muoiano ad andare sulla Luna. Uhm? Un buco nella tuta, lei dice. Anche se c’è un buco nella nave che galleggia sul mare, la nave va a fondo e si muore. Anche se c’è un buco nell’aereo, l’aereo precipita e si muore. Teoricamente un aereo può precipitare ogni volta che lei ci viaggia. Ma lei ci viaggia lo stesso. Davvero non vedo nessuna differenza fra le antiche navi dei fenici e le cosmonavi o le tute di oggi. Solcare il Mediterraneo su quei fragili vascelli era assai più rischioso che solcare il vuoto con capsula Apollo. Se i marinai di quei vascelli capitavano in una tempesta o contro una roccia, morivano come gli astronauti come capitano dentro una tempesta o contro una roccia.

Ma lei ci andrebbe sulla Luna, dottor von Braun? Un posticino per uno scienziato non c’è? Farebbe comodo, oltretutto, si dice.
Ci andrei sì. Eccome. Subito. E quella di includere o no uno scienziato è una discussione bruciante che dura da anni. Io per esempio sono pronto a dar ragione a chi dice che un buon geologo può osservare aspetti sulla superficie lunare che nessun astronauta per bravo che sia può nuotare. La particolare formazione di una roccia, ad esempio. Gli scienziati non dovrebbero essere esclusi, sostengo. E ripeto che ciascuno di essi soggiornando nella zona Antartica, per esempio, impara cose che a scuola non aveva imparato. D’altra parte lo scopo del primo viaggio è solo questo: riuscire a mandare tre uomini abbastanza giovani e freddi da cavarsela in caso di emergenza, solo collaudatori di aerei e ingegneri capaci di raccontarci cosa v’era di sbagliato nel disegno dell’astronave. Ciò è essenziale e gli astronauti sono esattamente ciò che ci serve attualmente: piloti che non hanno paura a gettarsi giù da un aereo e riescono a seguire le fasi di un motore che brucia senza battere ciglio. In futuro, quando il tragitto Terrà-Luna sarà diventato normale, partiranno più scienziati che piloti. Ma oggi no e io temo proprio di non avere i requisiti adatti. Forse mi accetteranno nel volo numero dieci: come si accetta un vecchio zio per farlo contento.

Magari farà a tempo a recarsi su Marte.
Marte è un’altra storia. La differenza principale tra un viaggio alla Luna e un viaggio su Marte è enormemente più lontano: di conseguenza, l’assenza dalla Terra è lunghissima. Recarsi su Marte non sarà un picnic di otto giorni come andare sulla Luna. Esigerà un equipaggiamento straordinario, una conoscenza centuplicata dello spazio: sappiamo così poco, ad esempio, delle radiazioni cosmiche. E poi bisognerà mandar molta gente, una vera e propria spedizione: tanto per dirne una, non si può far partire quindici uomini e più senza un medico capace di cavare un dente. Cosa fa un astronauta se gli fa male un dente? Abbandona i comandi? Insomma, dovremo raggiungere un livello tecnologico molto più alto per un simile viaggio, e io temo proprio che il volo su Marte sarà possibile solo dieci o quindici anni dopo il primo volo diretto alla Luna.

Vuol dire che potremo già andarci verso il 1990?
Verso il 1985 all’incirca. Le sembra troppo lontano, uhm?

Mi sembra spaventosamente vicino. E si aspetta anche lei di trovar vita su Marte, dottor von Braun?
6900841Astronomi molto responsabili notano che col cambiare delle stagioni la vegetazione sboccia e appassisce. E’ indubbio che su Marte esistono almeno forme inferiori di vita. Esperimenti sulla Terra dimostrano senza ombra di dubbio che certi bacteri possono vivere e propagandarsi anche in un ambiente ostile come quello di Marte dove non esiste atmosfera, la forza di gravità è ridotta a un mezzo, e la temperatura è bassissima: pensi di andare al Polo Nord, salire dieci miglia, e quello è il clima di Marte. Naturalmente quando parlo di vita diversa dalla nostra, una vita che ha avuto duecento milioni di anni per svilupparsi: mentre noi ne abbiamo avuti solo 500.000. Fra duecento milioni di anni anche la vita terrestre riuscirebbe ad adattarsi a quella marziana o, se preferisce, sarà come quella marziana. Marte è un pianeta molto più vecchio della Terra.

Niente, quindi, che assomigli all’essere umano. Non alludo necessariamente a qualcosa che sia costruito come il corpo umano: un sacco acquoso e fornito di tentacoli che chiamiamo braccia e gambe, colmo di buchi che chiamiamo orecchi e occhi e bocca. Alludo a qualcosa che si muove e possiede intelligenza…
Uhm! Quella sulle creature intelligenti su Marte è una vecchia controversia. Può darsi benissimo che Marte abbia avuto, in un passato per noi remotissimo, alte forme di civiltà. Ma oggi direi che possiamo trovarci solo bassa vegetazione, tutt’al più forme inferiori di vita animale. Non mi aspetto di trovarci piccoli uomini verdi, no. E tuttavia… tuttavia… non voglio essere definitivo su queste cose. Tutto può essere, tutto può accadere. Sulla Luna ci son stato tante volte con la mia fantasia. Su Marte, no.

Torniamo sulla Luna, dottor van Braun. E mi dica: quali sono le probabilità che gli americani approdino alla Luna prima dei russi? Alludo a una frase che lei disse a un giornalista che le chiedeva cosa avremmo trovato sulla Luna. “I russi”, rispose.
Non so fino a che punto i russi appoggino il programma lunare: hanno anch’essi i loro problemi finanziari. Sono convinto che il loro programma spaziale sia molto aggressivo: per aggressivo intendo deciso. Ma ignoro se ad essi prema, come a noi, di atterrare presto sulla Luna. Del resto ciò che preme a noi è riuscire ad atterrarci: non arrivarci a tutti i costi per primi. La Luna in se stessa non è l’unico scopo del nostro lavoro, il solo obiettivo verso il quale orientiamo il nostro programma. La Luna è un momento del nostro programma, una esercitazione.

Allude al fatto che i russi pensino di scavalcare la Luna e andar giù lontano?
Voglio dire che possono scegliere altre tappe. Non più importanti o meno importanti. Per esempio se i russi dicessero “vogliamo costruire una stazione spaziale abitata” e dicessero “questo è il punto focale del nostro programma, ci interessa di più che atterrar sulla Luna”, ciò non sarebbe meno importante che atterrar sulla Luna. Insomma, arrivar sulla Luna primi o secondi non ha molta importanza, non è il solo modo per giudicare la capacità degli uni o degli altri a sviluppare i voli spaziali. Se due uomini costruiscono due navi per navigare un oceano, e uno decide di andare su un’isola, l’altro decide di andare sull’altra. Ha importanza che ci arrivino. Spero di essere stato chiaro.

Chiarissimo. Ma resta il fatto che questa è una corsa a chi arriva primo, e gli occhi del mondo sono su questa corsa. Chi arriva primo si guadagna gli applausi e la stima. Questo da un punto di vista scientifico può essere sciocco ma da un punto di vista umano o politico non lo è affatto.
Ma e proprio per questo che abbiamo scelto la Luna: pensando a chi ci guarda. Tutti sanno cos’è la Luna e dov’è e tutti comprendono cosa diciamo quando parliamo di andarci.

Mi dica, dottor von Braun: lei pensa che le conquiste spaziali rendano più facile il pericolo di una guerra o la diminuiscano?
Questa è una domanda tremenda alla quale nessun ingegnere o filosofo o scienziato potrà mai rispondere. La mia speranza ed anche la mia convinzione è che navigare nello spazio diminuisca le probabilità di una guerra: in quanto rende la guerra totalmente assurda, un suicidio collettivo, una rovina completa, anche per chi la scatena. Secondo me questi razzi che possono essere armi tremende di distruzione sono in realtà i più potenti guardiani della pace. È ben vero che le più grandi scoperte tecnologiche sono state provocate dalle guerre, pensi alla fisica nucleare e all’aviazione, alla radionavigazione e alla medicina, in tempo di guerra infatti si esige l’impossibile dagli scienziati e dalle industrie: ma è anche vero che i voli spaziali sostituiscono perfettamente lo stimolo che di regola vien dalle guerre.

E allora le chiedo un’altra cosa: se la Luna può essere usata per scopi militari. E se il noto progetto di collaborazione coi russi è possibile o no.
Non sono nella posizione adatta a commentare gli usi militari della Luna: e questo è lo scopo del nostro programma. Solo lo spazio nell’immediata vicinanza della Terra può servire ad usi militari. Collaborare coi russi, sì che è possibile. Nel campo dei satelliti meteorologici e delle comunicazioni fra i satelliti, la collaborazione esiste già. E poi, io lo dico sempre, potremmo metterci d’accordo sullo sviluppo di una base lunare. Tu voli coi tuoi razzi e io volo con i miei: quando siamo lassù costruiamo la base insieme. Assolutamente possibile.

L’uomo è fatto per andare dovunque voglia andare.

Anche vivere sulla Luna dove non c’è né aria né acqua né tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere?
Ma certo: allo stesso modo in cui si vive dentro un aereo dove ci mangiamo la nostra bistecca, ci beviamo il nostro champagne,  e siamo assistiti da una hostess graziosa. Una volta fornito di un involucro terrestre, l’uomo può vivere ovunque. E lo farà. Solo trent’anni fa nessuno credeva che si potesse viaggiare in aereo di continente in continente: ed oggi è difficile trovare posto sugli aerei intercontinentali perché son sempre pieni di donne e bambini. Ci abitueremo alla Luna come ci siamo abituati agli aerei e il vecchio discorso che l’uomo è fatto per star sulla Terra non vale più. L’uomo è fatto per stare in qualsiasi posto vuol stare e per andare in qualsiasi posto vuole andare.

E allora vien lecito chiederci dove ci porterà questo andare, dottor von Braun. Come un bambino curioso la scienza va avanti, scopre cose che non sapevamo, provoca cose che non immaginavamo: ma come un bambino incosciente non si chiede mai se ciò che fa è bene o è male. Dove ci porterà questo andare?
Molto lontano. Come ci hanno portato lontano le scoperte di nuovi mari, di nuovi continenti, la colonizzazione di nuovi paesi. E se questo ci porterà al bene o al male nessuno può prevederlo: fino a oggi l’uomo non ha fatto che provocare un mucchio di infelicità. Ma proprio attraverso quelle infelicità l’uomo è avanzato e al posto delle civiltà che distrusse ne ah sempre fondate di nuove. Così io non credo che ciò che facciamo sia male. Gli uomini devono andare sempre più lontano, devono allargare i loro spazi e i loro interessi: questa è la volontà dei Dio. Se Dio non volesse non ci avrebbe dato il talento e la possibilità di avanzare, mutare. Se non volesse, ci fermerebbe. Ciò la stupisce? Guardi: ho conosciuto molti scienziati su questa terra e non ho mai conosciuto uno scienziato degno di portar questo nome che riuscisse a spiegar la natura senza la nozione di Dio. La scienza cerca di capire la creazione ma la religione cerca di capire il Creatore e nessuno può fare a meno di cercar di capire il Creatore. È un ben povero scienziato colui che si illude di poterne fare a meno: uno scienziato che sfiora la superficie e non guarda nel fondo. Io tento di guardare nel fondo e ci vedo del bene.

Dio voglia, dottor von Braun, che questa volta lei abbia ragione.menu_gliarticoli

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raistoria.rai.it  Video: Sergio Zavoli incontra Wernher Von Braun: il grande scienziato che lavorò per Adolf Hitler, ma alla fine della guerra si consegnò agli americani e divenne il capostipite del programma spaziale USA. E’ il 1965 e lo scienziato aeronautico sta lavorando al Saturn 5, il razzo destinato, 4 anni dopo, a portare l’Apollo 11 sulla Luna. Per la rubrica PROTAGONISTI DEL XX SECOLO

WVB

 

 

 

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