Quelli che tirano la carretta e si spaccano la schiena


Che linguaggio volgare! Ma poi chi si spacca veramente le ossa per tirare la carretta sul campo di calcio?

Anche per le carrette non è più questa gran fatica. Mi sa che sono poco evoluti. Guardate invece l’istruttivo:Il più pratico e rapido sistema per tracciare le linee dei campi da gioco” – Marangoni Attrezzature e prodotti brevettati per lo sport

min. 1,39 “Cioè tutte le altre macchine che sono ussite, sono ussite proprio perchè hanno visto la mia macchina, perchè la mia macchina è brevettata!”

Se veramente Buffon nella sua carriera ha tirato la carretta sicuramente gli è valso un cospicuo gruzzolo. A vedere le linee del suo percorso, a San Siro almeno, qualche deviazione ha lasciato perplessità…url

Buffon, portiere di scandali – Lettera43.it  del 1/06/2012

Le presunte puntate da 1,5 milioni di euro e tutti i guai di Gigi. Leggi l’informativa della finanza. di

Ora da parare non c’è un calcio di rigore, o un colpo di testa ravvicinato di quelli per cui serve il giusto mix di istinto, riflessi e fortuna. E magari una mano dal guardalinee di turno (e Muntari potrebbe testimoniarlo). Ora per Gigi Buffon è in arrivo una bordata di critiche da cui è difficile difendersi, e che rischiano di far riemergere vecchi scheletri dall’armadio e ombre che parevano spazzate via una volta per tutte.
Giocatore straordinario, per anni il migliore al mondo nel suo ruolo senza possibilità di discussioni, ma a palla ferma le sue parole sono finite più di una volta nell’occhio della critica. Buffon sembra l’emblema di un calcio italiano che spesso fa a pugni con l’etica, nonostante i goffi tentativi di ricostruirsi un’immagine pulita affidati alla Nazionale e al selezionatore Cesare Prandelli.
NEL CALCIOSCOMMESSE DAL 2006. Perché di macchie, fuori dal campo, sulla carriera del portiere ce ne sono state parecchie. Il calcioscommesse, in primis. Il Gigi nazionale ci era già cascato una volta, nel 2006, ma ne era uscito pulito pur ammettendo di aver più volte puntato sui risultati dei campionati stranieri.
Il procuratore federale Stefano Palazzi aveva deciso per l’archiviazione dopo aver indagato su cinque partite giocate dalla Juventus e sulle quali c’era il sospetto che Buffon e altri giocatori avessero puntato ingenti somme di denaro.
Ma adesso si parla di 1,5 milioni girati a un suo amico, titolare di una ricevitoria a Parma, e i sospetti tornano pesantemente d’attualità. «Movimenti atti a tutelare una parte del suo patrimonio», ha spiegato l’avvocato del giocatore (Leggi il pdf dell’informativa della guardia di finanza).
IMPRENDITORE E TIFOSO. Eppure a Buffon gli investimenti leciti e lo spirito d’iniziativa, imprenditoriale, non sono mai mancati. Nel 2011 è diventato maggior azionista del gruppo tessile Zucchi, con il 19,6% del capitale societario. Un anno prima era sceso in campo per salvare la Carrarese, squadra della sua città natale, rilevandone il 50% assieme al collega calciatore Cristiano Lucarelli e all’ex presidente del Pisa, Maurizio Mian, portandola subito nella prima divisione di Lega pro.
I soldi e gli affari non sono però le uniche passioni per Buffon.
La politica sembra essere un autentico pallino per il portiere, che più di una volta ha espresso la sua opinione su ciò che serve all’Italia per crescere e uscire dalla crisi, e recentemente ha rivolto un appello per l’unità del Paese.

A portarlo più di una volta al centro delle polemiche sono state le sue simpatie di estrema destra, molto più che un sospetto, testimoniate da almeno tre episodi.
I primi due risalgono a quando il giocatore militava ancora nel Parma. In un’occasione il portiere andò sotto la curva dei suoi tifosi e mostrò una maglietta con la scritta «Boia chi molla», per poi giustificarsi dicendo di averla vista intagliata sul cassetto di un tavolo ai tempi del collegio.
LA POLEMICA PER L’88. La polemica riesplose con veemenza nei suoi confronti quando scelse la maglia numero 88. A evidenziare il potenziale collegamento col nazismo fu il responsabile dello sport della comunità ebraica di Roma Vittorio Pavoncello, che ricordò come quelle due cifre fossero un codice per indicare due volte l’ottava lettera dell’alfabeto, e quindi l’acronimo Hh, ‘Heil Hitler’.
Anche in questo caso Buffon, che successivamente ripiegò sul 77, disse di non conoscere affatto quel simbolo, aggiungendo di aver scelto il numero perché ricordava quattro palle e gli sembrava adatto a identificare la sua rinascita dopo l’infortunio che gli aveva fatto perdere l’Europeo del 2000.
LA CROCE CELTICA PER FESTEGGIARE IL MONDIALE. Al teorema del ragazzo ingenuo e sempliciotto è però difficile credere se si pensa a un altro episodio, capitato nel 2006, dopo la vittoria del Mondiale in Germania con la Nazionale azzurra.
Durante i festeggiamenti Buffon mostrò uno striscione che riportava la scritta «Fieri di essere italiani», accompagnata da una croce celtica.
Fatti che hanno calamitato l’attenzione della critica sul portiere della Juventus, ma non quella della magistratura ordinaria.
IL DIPLOMA TAROCCO. Eppure, scavando nel suo passato, si trova un’altra vicenda che gli ha fatto sfiorare le porte del carcere con la punta delle dita. Nel 1997 Buffon falsificò un diploma da ragioniere per iscriversi all’università, l’inganno fu svelato e nel 2001 il giocatore patteggiò la pena cavandosela con una multa di appena 6 milioni e 350 mila lire.
Briciole se confrontati al milione e mezzo che ha girato al tabaccaio di fiducia «per tutelare parte del suo patrimonio».

 

 

 

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